STORIE DI UN TERMOMETRO IN CUCINA!

Ciao #Fuudler, ben ritornato in questo appuntamento mensile con la rubrica più azzurra di #Fuudly !!!

 

Con #SAFeatY, oggi parliamo di un oggetto comune a tutti ma che in pochi conoscono e tengono nelle proprie cucine.

Anche se lo avete già capito dal titolo, facciamo un passo alla volta!!!

 

Quante volte ci capita di preparare delle meravigliose pietanze e, durante la cottura, porci sempre la solita domanda: <<…sarà cotto?!?>>.

 

Una risposta a queste domande ci sarebbe e non è affatto scontata.

 

Molte volte ci capita di dover interpretare la giusta cottura dei nostri cibi semplicemente guardandone il colore  spesso esagerando col pericolo di “bruciarli”!  Viceversa, col timore di bruciare la nostra pietanza, rischiamo  di servire  una involontaria “cruditè” a chi ci fa compagnia.

 

 

Molte volte, valutare la perfetta cottura di un alimento solamente attraverso un “Pantone” ideale “del cotto” non ci protegge dagli eventuali rischi microbiologici e chimici. La cottura, infatti, è una fase fondamentale per gli alimenti; essa varia a seconda delle ricette e dal tipo di alimento che viene preparato. Il calore della cottura rende più commestibili e più digeribili gli alimenti stessi arricchendoli, allo stesso tempo, di sapori, odori e colori.

 

[bctt tweet=”Ma #SAFeatY, a che rischi ti riferisci parlando di cottura degli alimenti?” via=”no”]

 

I rischi sono per la maggior parte microbiologici come  abbiamo già parlato  in altri post. La carne o il pesce crudo (uova, molluschi ecc..) proprio per  loro natura e per i pericoli igienici durante le fasi della loro preparazione  ( ad esempio la filiera produttiva, gli utensili non sanificati, oppure il tempo che trascorrono fuori dal frigorifero…ecc) possono arrivare nelle nostre pentole con un bagaglio microbiologico non indifferente, con la possibile presenza di batteri patogeni e microrganismi alteranti in grosse quantità oltre alla presenza di tossine prodotte da alcuni di essi.

 

 

Basti pensare alla carne macinata  in cui alcuni  batteri patogeni, potenzialmente pericolosi per la nostra salute, proliferano con molta facilità poiché l’habitat che si va costituendo ne favorisce la loro crescita e, di conseguenza, aumenta il loro pericolo se ingeriti con la carne cosi preparata se consumata cruda o poco cotta.

 

Facilmente individuabili in quest’ultimo prodotto, carni macinate, sono i seguenti microrganismi: E. coli, Campylobacter spp., Salmonella spp. e Yersinia enterocolitica, tutti patogeni molto sensibili al calore e alla cottura, pronti a provocare una malattia di origine alimentare, soprattutto nei  bambini o in persone debilitate ( o anziane).

 

Un altro esempio di rischio biologico può essere la cottura di molluschi bivalvi come le  vongole. Infatti, in uno studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie viene consigliata una cottura di almeno 10 minuti a temperatura di ebollizione (100°C) per  2 minuti minimo (tempo necessario affinché i molluschi si possano aprire), questo tempo e questa temperatura permettono di devitalizzare  Norovirus che è uno dei più diffusi responsabili di gastroenteriti acute di origine non batterica oltre al  virus responsabile  dell’Epatite di tipo A.

 

Questi tipi di rischio sono facilmente eliminabili, grazie ad una buona cottura dell’alimento.

 

ATTENZIONE: Se cuocere troppo poco ci fa incorrere nel rischio della presenza di microrganismi patogeni, al contrario , cuocere eccessivamente implica  bruciatura che in molti casi è causa della liberazione di prodotti della combustione, comportando all’uomo, un rischio chimico.

 

 

È quindi indispensabile tenere sotto controllo i nostri alimenti quando li cuciniamo e non abbandonarli al loro ignoto destino mentre saltano nella  padella. Per avere la certezza e la risposta alle domande che tutti i giorni ci risuonano nelle orecchie e per tenere sotto controllo il processo di cottura,  diventa fondamentale l’utilizzo di uno strumento che sempre più diventa necessario nelle nostre cucine.

Di cosa parliamo???

[bctt tweet=”Il #termometro per #alimenti!!! Più #SAFeatY di così!!!” via=”no”]

 

In questo post non troverai un link che ti indirizzerà in qualche sito dove lo puoi comprare e nemmeno la recensione sul miglior modello ma scoprirai come usarlo e perché!!!

Sono ancora troppe le persone che si fidano del “Pantone del cotto”!

E quante altre volte siamo i primi ad infornare un pasticcio e andare a vedere con la forchetta se dentro è abbastanza cotto o, peggio ancora, trovarsi nel piatto un petto di pollo al sangue!!!???

 

Proprio per questo, il termometro per alimenti ci viene incontro e ci dà la sicurezza di mangiare con eccellente risultato un succulento piatto.

 

Potrebbe sembrare eccessivo dotarsi di un termometro da cucina per controllare la cottura a cuore che dovrebbe raggiungere almeno i  72° C (per quanto riguarda le carni macinate). Questi strumenti sono reperibili a basso costo in molti negozi e megastore. Il loro utilizzo ci aiuta ad avere una ragionevole certezza dell’efficacia della cottura  e, non ultimo, aiutano anche i meno esperti a non “carbonizzare” le pietanze rendendole salubri e gustose.

Il termometro lo si utilizza per verificare principalmente se è stata raggiunta una certa temperatura al centro del prodotto: misurazione che di solito non viene effettuata ripetutamente  ma solamente  a fine cottura penetrando con la sonda (grosso spillo, lungo in media 10/15 cm, dipende dal tipo di termometro) l’alimento.

 

COSA EVITARE QUANDO SI MISURA LA TEMPERATURA con il termometro?

Assicurarsi di non toccare con lo spillo (sonda) del termometro:

  • Ossa
  • Porzioni grasse
  • Il contenitore che si utilizza (pentola, griglia, contenitori di ceramica..ecc)

Questi materiali e/o sostanze possono produrre un dato non reale, bensì artefatto dalle caratteristiche di queste superfici.

 

E se vi dicessi che gli alimenti oltre alla cottura hanno bisogno anche di un TEMPO DI RIPOSO???

 

Il tempo di riposo è il tempo che intercorre dal termine della cottura e la porzionatura nel piatto in cui l’alimento permane alla temperatura di cottura benché sia stato rimosso dalla fonte di calore. Questo intervallo di tempo è comunque utile, a fini microbiologici, per assicurare salubrità alla pietanza durante il porzionamento evitando, grazie al calore posseduto, la sopravvivenza di microrganismi trasportati dagli utensili utilizzati per il depezzamento.  Ha la durata di 3 minuti.


Food Safety and Inspection Service – USDA, suggerisce di abbassare la temperatura di cottura a 63°C per i tagli di manzo e arrosti di carne (non pollo o macinati)  aumentando però il tempo di riposo, per poter assaporare al meglio l’alimento senza alcun rischio. Tale trattamento equivale alla cottura standard al cuore del prodotto di 72°C.

CURIOSITA’: in una bistecca i microrganismi patogeni sono localizzati solo nella superficie esterna. Quest’ultima, durante la cottura, viene a contatto con la piastra rovente subendo un processo di  “sterilizzazione” superficiale.  Proprio per questo presupposto una carne “al sangue”, che appaga molti consumatori, non risulta pericolosa anche se è preferibile comunque consumare carne e altri cibi ben cotti!

 

Ed ora, un’ultima cosa prima di darvi le temperature!!!

COME SANIFICARLO!

Un’ottima sanificazione degli utensili in cucina ci aiuta a prevenire le malattie di origine alimentare eliminando le contaminazioni crociate.  Proprio per questo, prima e subito dopo ogni utilizzo, detergilo accuratamente con acqua calda e sapone o con soluzioni igienizzanti spray. Fai attenzione a non ledere la parte elettronica dello strumento e asciugalo con la carta usa e getta pulita.


Segui queste temperature:

  • macinati di manzo, maiale, agnello, pollo, tacchino  ⇒  72°C
  • tagliate di carne e pesce  ⇒  63° C + 3 minuti di riposo o 72°C
  • piatti a base d’uovo (torte salate..)  ⇒  72°C
  • arrosti, cosce di pollo e tacchino  ⇒  74°C

 

Ora non ti rimane che comprarne uno e provarlo subito!!!

SII #SAFeatY e Condividi!!!

 

 

 

Fonti:

www.ilfattoalimentare.it

www.fsis.usda.gov

www.foodsafety.gov

www.salepepesicurezza.it

Assaggiare l’impasto o la pastella: Non è #SAFeatY!!!

Carissimo #Fuudler, #SAFeatY è tornato, è tornata la rubrica più azzurra di #Fuudly con tutti i suoi consigli!

 

Poco più di 2 anni fa è nato questo Blog sulla sicurezza alimentare in pillole, rivolto a tutti gli amanti della cucina ma soprattutto a tutte le persone che aprono il frigorifero o toccano un fornello almeno una volta al giorno, ed è grazie a tutti i #foodl♥ver che #SAFeatY compie gli anni!!! Grazie mille!!!

 

 

No #SAFeatY, no party…

 

È proprio quando si prepara una buona torta, dei biscotti, della pastella per le verdure oppure della pasta fresca che ci si lascia cullare dai piaceri della gola e, senza pensarci, ci si concede l’assaggio dell’impasto oppure, per praticità, ci lecchiamo le dita per  gustare, con curiosità, l’impasto preparato con la scusa di pulirci le mani! …Molto spesso ci aiutano anche i nostri bambini e come si può non farsi aiutare dalle angeliche mani dei golosi ragazzi?

 

 

Ammettiamolo, in realtà siamo tutti un po’ colpevoli della scomparsa di una parte dell’impasto, del resto…era troppo buono!!!

 

Ci dimentichiamo un particolare fondamentale sottovalutando l’enorme rischio che abbiamo scampato: l’impasto di solito comprende ingredienti come l’uovo crudo e la farina! Ingredienti fondamentali per costituire la pastella, l’impasto dei biscotti e le impanature per le bistecche. Questi ingredienti, per quanto prodotti con accuratezza ed attenzione contengono intrinsecamente alcuni rischi nascosti soprattutto se vengono consumati crudi, anche per un semplice assaggio.

Spesso ci si dimentica del rischio che si corre  utilizzando e manipolando le uova crude, principale veicolo per la Salmonella spp.: batterio patogeno in grado di procurare non pochi problemi di salute (come ho già scritto in un altro post → CLICCA QUI ←) ; associato a questo ingrediente, e quindi pericolo, consideriamo anche la farina che potrebbe portare con sé ceppi particolarmente patogeni di E. coli O121, produttore della tossina Shiga.

 

[bctt tweet=”#SAFeatY ma come può la farina contenere questo microrganismo?” via=”no”]

La farina, è un prodotto agricolo che necessità di blandi trattamenti, potrebbe essere fonte d’inquinamenti da parte di comuni microrganismi tellurici (che vivono nel suolo) o, alla peggio, essere soggetta ad accumulo di tossine prodotte dagli stessi batteri in condizioni di particolare umidità. Fortunatamente, la sola e semplice cottura domestica o industriale,  abbatte la maggior parte di questi inquinamenti, in particolar modo risulta opportuna ed efficace nei confronti dei microrganismi (batteri, lieviti, muffe), meno efficace nei confronti di alcune tossine che risultano essere resistenti al calore.

 

 

Questi microrganismi, particolarmente patogeni e aggressivi, trovano il giusto habitat di crescita nell’impasto (ottimo substrato a temperatura ambiente) proliferando esponenzialmente nel tempo e producendo a  loro volta la tossina. Li possiamo considerare come gli “inquilini” indesiderati degli impasti delle nostre torte o dei biscotti che facciamo in compagnia dei nostri figli o nipoti.

 

Ricordiamo, però, che con essi convivono molti microrganismi “buoni”, “utili”, quelli che ci regalano la lievitazione e che creano condizioni sfavorevoli alla crescita dei patogeni modificando pH e utilizzando l’acqua presente nel prodotto.

[bctt tweet=”Solo un buon prodotto e le buoni prassi igieniche diminuiscono i pericoli per il consumatore.. #SAFeatY” via=”no”]

 

Nel peggiore degli scenari, si potrebbero accusare  sintomi  relativi  alla tossina Shiga (E. coli) presa come uno dei possibili esempi e  sono: diarrea (spesso sanguinolenta) con crampi addominali che possono risolversi  in una settimana, oppure prolungarsi aggravando il quadro clinico: insufficienze renali (sindrome emolitico-uremica). Ovviamente la pericolosità aumenta e la prognosi diventa molto delicata se le persone colpite sono bambini, anziani o donne incinte o persone con un sistema immunitario compromesso o indebolito da altre malattie.

 

#SAFeatY ma quindi cosa posso fare oltre a non assaggiare l’impasto?

 

Niente paura, occorre solo avere un pizzico di attenzione in più quando si preparano  piatti per una bellissima serata evitando inutili rischi e pericoli..

 

#1

Non mangiare o assaggiare l’impasto dei biscotti, la miscela della torta, la pastella o qualsiasi altro prodotto di pasta o pastella cruda contenente uova crude o poco cotte e/o farina che dovrebbero essere cucinati, fritti o cotti al forno.

 

#2

Seguire sempre le indicazioni (temperatura e tempi di cottura) presenti sulle confezioni dei prodotti semipronti o crudi, contenenti farina e/o uova. Non ultimo, fate attenzione alle modalità di conservazione.

 

#3

Lavarsi le mani e sanificare i piani di lavoro, gli utensili e le superfici che sono venute a contatto con farine, impasti o la pasta cruda. (vai alla → GUIDA RAPIDA ← )

#4

Tenere i cibi crudi separati dagli altri cibi mentre li prepariamo, utilizzando ciotole, utensili e misurini differenti per evitare le contaminazioni crociate fra le superfici. Considerare inoltre, la natura polverosa delle farine e la loro facilità di diffusione negli spazi.

 

#5

Se pensate di aggiungere delle farine a dei prodotti crudi come ad esempio frullati o simili, utilizzate farine tostate comunemente vendute e reperibili sugli scaffali dei supermercati.

 

 

[bctt tweet=”Caro #fuudler …ora sai che assaggiare l’impasto o la pastella non è #SAFeatY !!!” via=”no”]

 

Ora diffondi i consigli, condivili!!! Grazie mille!!!

 

 

 

Fonti:

www.fda.gov – Food and Drug Administration

www.foodsafety.gov

www.fightbac.org

www.cdc.gov – Centers of Disease Control and Prevention

Sei un vero #foodlover? Il tuo frigorifero deve essere così!!!

La primavera è arrivata e non esiste #fuudler che prima di aver visto sbocciare il primo tulipano, non abbia fatto ciò che vi sto per dire!

 

Se non hai ancora avuto il tempo, #SAFeatY è qui per te e per ricordarti come farlo, fatto bene.

 

La primavera, porta con sé il sole, le belle giornate, il profumo, l’aria fresca, ma anche le fatidiche pulizie…il terrore della maggior parte degli uomini, una fatica per la maggior parte delle donne, una prova di forza e di nervi per tutti, ma che regala sempre e comunque una piacevole e felice soddisfazione d’avercela fatta.

 

Molto spesso però le pulizie che dovrebbero essere fondamentali sono le ultime a farsi strada fra i mille pensieri di tutti i giorni, anche se è arrivata la primavera.

Il frigorifero è da considerarsi l’elettrodomestico più importante per un’abitazione infatti non appena acquistiamo del cibo lo riponiamo, quanto prima al suo interno.  

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Essendo un elettrodomestico che custodisce preziosamente le nostre fonti alimentari e quindi particolarmente delicato deve, altrettanto, ricevere le nostre maggiori attenzioni che, banalmente, si riducono ad alcune periodiche pulizie.

 

In questa nuova rubrica, scoprirai come sanificare il tuo frigorifero, come organizzare al suo interno gli alimenti a seconda delle loro origini e delle nostre esigenze.

 

Se seguirai accuratamente questa rubrica, anche tu, diventerai #SAFeatY dipendente!!!

greg-grigioQuanto sono puliti i frigoriferi nelle nostre case?

Non così tanto quanto possiamo immaginare, anzi, il frigorifero è un vero e proprio resort dei batteri.

 

Al suo interno, infatti, albergano numerose colonie batteriche e diverse specie di muffe, veicolate nei nostri frigoriferi attraverso i cibi e le diverse derrate alimentari che vi riponiamo. Tra questi microrganismi ne possiamo elencare alcuni che sono per lo più i batteri innocui come Pseudomonas spp., considerati veri e propri batteri alteranti dei cibi, talvolta però troviamo anche batteri patogeni (batteri cattivi, che però in genere non alterano le caratteristiche chimico-fisico  e organolettiche, ovvero il colore , il sapore, l’aspetto dell’alimento e le caratteristiche nutrizionali). Tra i batteri patogeni noti si possono elencare: Salmonella spp., Bacillus cereus, stafilococchi coagulasi positivi, Yersinia enterocolitica e Listeria monocytogenes che tra i patogeni riesce a sopravvivere e a moltiplicare anche a basse temperature, come quelle di refrigerazione dei nostri elettrodomestici.

 

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Queste popolazioni microbiche sono state confermate anche da uno studio effettuato su 293 frigoriferi dall’Area di Ispezione e Igiene degli Alimenti dell’Università di Padova e da uno studio portoghese (Azevedo et al., 2005). Gli autori, hanno dimostrato che la maggior parte dei microrganismi si annidano nelle parti più basse e/o in pendenza dei nostri apparecchi, per essere più chiari, nell’ultimo ripiano in basso sopra lo spazio riservato ai contenitori degli ortaggi, nel quale si raccolgono le gocce di condensa dei ripiani superiori. Infatti, tali gocciolii trascinano nelle parti sottostanti flore microbiche che avevano colonizzato precedentemente i ripiani superiori.

 

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La refrigerazione degli alimenti è importantissima, in quanto rallenta, inibisce o impedisce la moltiplicazione e la sopravvivenza di molti microrganismi, così come la cottura a temperature superiori ai 60 °C (al cuore del prodotto), in questo modo si inattivano la maggior parte delle flore microbiche le quali, altrimenti troverebbero terreno fertile per moltiplicarvi più e più volte, ad esempio raddoppiando ogni 8 o 20 minuti la loro quantità.

 Proprio queste due azioni: la refrigerazione e la cottura a temperature elevate conferiscono perciò buona parte della salubrità dei nostri cibi.

 

[bctt tweet=”Come ci arrivano questi batteri, dentro il frigorifero, #SAFeatY ??? ” via=”no”]

Li portiamo noi, con i nostri alimenti!

 

Passiamo alla pratica!

 

Il frigorifero di un amante del cibo non può che essere sanificato alla perfezione!

La sanificazione però deve essere preceduta da alcuni consigli fondamentali…anche per un #foodl♥ver!

 

Eccone 10…sono velocissimi!!

 

#1

VERIFICA LA TEMPERATURA ALL’INTERNO DEL TUO FRIGORIFERO

La temperatura interna deve essere in media di 4-5 °C per conservare nel modo migliore i tuoi cibi, bloccando la crescita della maggior parte dei microrganismi presenti.

Come verificare la temperatura ? Poni un normale termometro all’interno del frigorifero sui diversi scomparti o ripiani, in questo modo potrai verificarne l’efficienza e regolarne la potenza, abbassando o alzando la temperatura.

 

#2

OGNI ZONA DEL FRIGORIFERO MANTIENE TEMPERATURE DIVERSE

Il punto più freddo??? La mensola più bassa (circa 2-3 °C), subito sopra il cassetto della frutta e verdura .

La parte meno fredda? Lo sportello…

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#3

NON CONSERVARE GLI ALIMENTI OLTRE LA LORO DATA DI SCADENZA

L’ovvietà più grande del mondo, ma non molti sanno che oltre a perdere le caratteristiche tipiche iniziali (profumo, gusto, consistenza), l’alimento può anche rappresentare un pericolo per chi lo mangia, ma anche per gli altri alimenti che sono adiacenti in fianco, all’interno del frigo (confezione aperta).

 

#4

OGNI ALIMENTO HA LA SUA TEMPERATURA DI CONSERVAZIONE

Carne cruda e pesce (eviscerato e lavato deve essere consumato entro 24 ore) devono sostare nella parte più fredda (quindi il ripiano più basso).  Nella parte centrale (4-5 °C) è adatta alle uova (all’interno della loro confezione che le protegge e ne assorbe dall’umidità del frigorifero), latticini, dolci a base di creme e panna oppure alimenti da conservare in frigo, dopo l’apertura.

Le parti più calde del frigorifero (porta, cassetti per la verdura, mensola più alta) possono tenere le verdure e la frutta (che si possono danneggiare con le basse temperature), o alimenti che necessitano solo di una leggera refrigerazione (bibite, burro, condimenti, wurstel…ecc).

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#5

NEL FRIGORIFERO NON CI SI METTE TUTTO

Alcuni alimenti potrebbero essere danneggiati dalle basse temperature come ad esempio la frutta esotica, gli agrumi (li fa diventare amari), i pomodori, i fagiolini, i cetrioli e le zucchine, per non parlare del pane o della frutta e verdura che deve ancora maturare (molte volte le banane) o di alimenti in scatola.

 

#6

NON RIPORRE MAI IN FRIGORIFERO ALIMENTI TROPPO CALDI

Non troppo caldi, ma non aspettare che si raffreddino troppo a lungo dopo averli preparati. Entro le 2 ore dalla cottura o dalla preparazione (oltre, se ne sconsiglia il consumo per il rischio di una tossinfezione alimentare), metti in frigorifero l’alimento, in quanto l’abbassamento della temperatura, limita esponenzialmente la crescita microbica.

 

#7

FAI ATTENZIONE ALLE CONTAMINAZIONI CROCIATE

Separa gli alimenti crudi da quelli cotti o pronti per essere consumati: questo ti permetterà di evitare che i microrganismi, forse presenti nei primi, siano trasferiti ad alimenti che non subiranno più una cottura prima del consumo. Trasferimento che avviene per contatto o per movimenti d’aria (per le muffe in genere).

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#8

UTILIZZA CONTENITORI PULITI E CHIUSI

Per evitare la #7 e quindi una possibile tossinfezione alimentare. Conserva gli alimenti che hai preparato o quelli che hai messo in tavola in contenitori puliti e chiusi (soprattutto per gli alimenti crudi come carne, pollo, pesce…ecc), oppure confezionati con pellicola da alimenti o carta stagnola , magari suddividendoli ovviamente per tipo di alimento e suddividendolo in piccole quantità, favorendo così un veloce raffreddamento (per l’appunto sono ottimi i contenitori bassi) rimediando al punto #6. Ciò evita anche la possibile perdita di gocce/pezzi o il contatto fra gli alimenti vicini e sottostanti (evitare i piattini).

 

#9

IL FRIGORIFERO NON è UN MAGAZZINO

Sovraccaricare di alimenti il frigorifero, non è una buona cosa, l’aria fredda al suo interno deve poter circolare liberamente attorno ai cibi, in caso contrario purtroppo la distribuzione della temperatura non sarà uniforme.

safeaty

#10

SANIFICA IL TUO FRIGORIFERO…molto più spesso di quanto dovresti !

L’ho tenuto per ultimo perché è il più importante di tutti…

Il frigorifero è il nostro EL DORADO, contiene il vizio più amato degli italiani: “GOLA”.

Proprio per questo deve essere mantenuto pulito e sanificato in profondità. La sanificazione è costituita da due fasi che devono essere svolte in successione: la #detersione e la #disinfezione. La prima consiste nell’eliminazione dei residui grossolani e la seconda invece comporta la “distruzione” della maggior parte dei batteri sia patogeni e non.

 

Per sanificare completamente le superfici interne del tuo frigorifero (ripiani, pareti e cassetti), ho scritto una semplice

→  GUIDA RAPIDA PER LA SANIFICAZIONE  ←

 

 

 

Ecco caro #fuudler …ora sei un po’ più #SAFeatY !!! Se vuoi esserlo al 100%, condividi questo post sui tuoi social e su Fuudly.com e aggiungi l’hashtag: #SAFeatY

 

Leggi anche gli altri post qui sotto, lasciami un commento e condividi, perché tutti possano essere sempre più SAFeatY!!!

 

 

Fonti:

Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Cuneo ⋅ www.veterinaricuneo.it

Ministero della Salute ⋅ www.salute.gov.it

Istituto Superiore della Sanità ⋅ RAPPORTI ISTISAN 06/27

United States Department of Agriculture – Food Safety and Inspection Service ⋅ www.fsis.usda.gov

American Public Health Association ⋅ www.apha.org

 

SAFeatY: la nuova rubrica di Fuudly

La rubrica più SAFeatY di sempre!!!

[bctt tweet=”#SAFeatY sarà la nuova rubrica di #Fuudly dedicata alla #sicurezzalimentare !!!” via=”no”]

 

Giovedì 14 Aprile ci sarà il primo appuntamento (guarda il calendario), e Fuudly si colorerà per la prima volta di azzurro, entrando nelle case degli amanti del buon cibo grazie al social più amato dai #foodl♥ver, aiutandoli a migliorare le proprie abitudini per rendere salubri gli alimenti che tutti utilizziamo nelle nostre più gustose preparazioni culinarie.

greg-grigioSeguite #SAFeatY qui e sui social, collegatevi al sito Fuudly.com e scaricate l’applicazione.

 

Sii un po’ più #SAFeatY !!! condividi…