Ostriche crude??? ecco le accortezze #SAFeatY!

Buon giorno a tutti!!! Mi siete proprio mancati!!!

Ci voleva proprio una pausa dalla tintarella per ritrovarci qui su #fuudly.

 

 

Oggi con #SAFeatY vorrei parlarvi di qualcosa di estremamente delizioso… qualcosa che, per tradizione, viene degustato a crudo e che si ritiene una prelibatezza per i festeggiamenti più “IN”.

 

Come sempre andiamo per step e vi prometto che #SAFeatY vi stupirà!!!

 

Con il calore della sabbia sotto i piedi, il vento che ci pettina i capelli e le cenette serali in riva al mare o in un calmo ristorante del litorale, generalmente possiamo trovare nel menù o su consiglio del più bravo dei camerieri, un’ottima portata di ostriche freschissime.

 

 

Parlando proprio di ostriche a moltissime persone piace gustarle crude, soprattutto nei ristoranti più chic o addirittura da fornitori (conoscenti) a km 0.

 

Certamente mangiarle crude permette di gustare il vero sapore del mollusco ma c’è sempre un “ma”…SCOPRIAMOLO!

 

 

I molluschi bivalvi, parola stranissima, ma è proprio il nome che rappresenta la categoria delle cozze (mitili), vongole, OSTRICHE, telline, cappesante, cannolicchi, luppini, canestrelli e fasolari; sono animali filtratori, infatti, possiedono branchie molto sviluppate che consentono la respirazione e l’alimentazione, si nutrono di particelle sospese nell’acqua concentrandole nei tessuti e negli apparati.

 

Ma perché bivalvi??? Perché sono compressi lateralmente con una conchiglia costituita da 2 valve articolate fra loro da una cerniera mobile.

 

Proprio perché sono animali filtratori se le acque sono contaminate i molluschi possono accumulare agenti patogeni e costituire un rischio alimentare non indifferente.

 

 

Generalmente, i molluschi bivalvi in Italia crescono sia in ambiente salmastro (laguna) sia in ambiente marino adesi a scogli o sistemi galleggianti. Possono essere allevate e generalmente ciò avviene in ambienti lagunari caratterizzati da fondale sabbioso e per questo vengono detti “fossori” perché a loro piace il fondale sabbioso.

 

Il problema delle ostriche è proprio l’ambiente in quanto potrebbe essere inquinato (microbiologicamente) e, di conseguenza, inquinare questi prodotti rendendoli poco salubri e sicuri.

I luoghi di raccolta vengono identificati sulla base della qualità delle acque e così distinte:

  • ZONA A: che ha elevanti standard biologici, con acque sicure e pulite, dove il prodotto viene destinato al consumo diretto;
  • ZONA B: il consumo umano avviene solo dopo un accurato trattamento di depurazione;

 

Entrando un pochino di più nei particolari, vediamo rapidamente le insidie che si nascondono dietro a questa prelibatezza da VIP!!!

 

 

Una delle maggiori infezioni provocate dal consumo di questo mollusco a crudo o poco cotto (generalmente consumato come antipasto generalmente) è la Vibriosi. Tossinfezione alimentare sostenuta da ceppi diversi della specie Vibrio spp. che non sono altro che batteri normalmente presenti nelle acque costiere di tutto il mondo, soprattutto se lagunari o salmastre. Certamente non solo questa è l’insidia maggiore, infatti, non dimentichiamo il norovirus che, ultimamente, è stato riscontrato abbiano creato non pochi problemi nelle ostriche francesi.

 

Ora snoccioliamo qualche curiosità su questi 2 “malvagi” e andiamo diretti alla soluzione e i consigli utili in cucina!!!

 

Questo è uno dei periodi culmine per la manifestazione di possibili malattie, a causa dell’innalzamento delle temperature delle acque costiere e quindi la proliferazione del microrganismo, infatti si è visto che il periodo più favorevole va da maggio a settembre. Tutta via si può manifestare in tutto il periodo dell’anno, perché virus e batteri non vanno in “letargo”.

 

Microrganismi patogeni o “malvagi”, come quelli che abbiamo citato prima, non vanno in alcun modo ad alterare la forma, il colore, l’aspetto o il profumo del nostro alimento, e nemmeno il sapore…l’unico modo per sbarazzarsene è la cottura!!!

 

 

Chiamandoli con un nome e un cognome!

Di Vibrio spp. ne esistono circa una dozzina, tanti quanti i giocatori di una squadra di calcio, ma tra i più comuni troviamo: Vibrio parahaemolyticus, Vibrio vulnificus e Vibrio alginolyticus, che colpiscono maggiormente le persone più defedate, con un sistema immunitario compromesso in particolare le persone con malattie epatiche croniche, emocromatosi e disturbi allo stomaco.

Il primo provoca tipicamente diarrea non sanguinolenta, vomito e dolori addominali, con un tempo di incubazione di 2 – 48 ore; il secondo generalmente ha una manifestazione molto più grave e, oltre ai sintomi precedentemente enunciati, sfocia con manifestazioni febbrili, brividi, pressione alta e lesioni cutanee sfociando in vere e proprie batteriemie con casi di letalità trascorse le 24 – 48 ore.

 

 

La pericolosità dipende dalla virulenza del microorganismo e dalla carica infettante, dalle condizioni di salute dell’avventore oltre al luogo di provenienza…ecc.

 

Lo stesso CDC (Center of Disease Control and Prevention) stima che circa 52.000 persone ogni anno negli Stati Uniti siano colpite da Vibriosi a causa del consumo di alimenti contaminati e l’FDA (Food and Drud Administration) riporta l’elevato rischio di morte a causa del Vibrio Vulnificus che arriva ad essere 200 volte maggiore se i soggetti che lo “incontrano” hanno affezioni al fegato (anche dovute all’alcolismo), rispetto le persone sane.

 

 

Altro ospite poco gradito è norovirus in cui le ostriche fungono da “serbatoio” naturale e, proprio per questo motivo non andrebbero mai consumate crude, nonostante possa cigolare con i canoni della cucina. E’ stato dimostrato che norovirus resiste per settimane nei tessuti del mollusco e che non viene eliminato con le normali depurazioni industriali realizzate prima della vendita.

Un famoso caso è quello successo nei primi mesi di quest’anno in cui 2 lotti di ostriche vive provenienti dalla Francia ne erano contaminate.

 

Lo spiega anche lo studio pubblicato su Applied and Environmental Microbiology dai ricercatori dell’Università Oceanografica di Shangai, in Cina, che hanno verificato la provenienza del DNA di migliaia di sequenze di campioni di norovirus depositati dove più dell’80% dei campioni raccolti proviene direttamente dalle ostriche. 

 Norovirus causa i classici sintomi riconducibili ad una tossinfezione alimentare con un periodo di incubazione di 12-48 ore: nausea, diarrea, vomito, dolore ed è responsabile della maggior parte delle infezioni alimentari (85% dei casi) di origine non batterica. Il suo decorso è generalmente benigno con una durata variabile di 12 – 60 ore.

Anche l’organismo EFSA raccomanda agli stessi allevatori di allevarle in zone marine prive di contaminazione.

 

 

ORA CHE CONOSCIAMO I PERICOLI…affrontiamoli con qualche accortezza!!!

 

 

Sapete che adoro lasciarvi una GUIDA GENERALE E PRECISA!!!!

 

#1

ACQUISTO

Acquistate i molluschi solo se venduti in retina o in confezioni particolari (non devono essere immersi in acqua): per obbligo di legge devono essere vivi e vitali con le valve ben chiuse/integre.

 

 

La confezione deve avere l’etichetta (garanzia di rintracciabilità), non devono essere a contatto con altri prodotti alimentari (anche ittici) per prevenire le contaminazioni crociate.

 

Non interrompete mai la catena del freddo! Devono sempre essere mantenute a basse temperature. Consiglio di utilizzare una borsa termica e di acquistatele per ultime.

 

 

 

2#

PREPARAZIONE

Dopo l’acquisto vanno conservate in frigorifero (meglio se questo è provvisto di umidificatore), mantenendole nella retina e riponendole su di un piatto (evitandone lo sgocciolamento) o in un contenitore o sacchetto aperto per evitarne il soffocamento.

 

 

La manipolazione (lavaggio preventivo delle mani) va effettuata con grande attenzione soprattutto durante le fasi di lavaggio e pulitura. Munitevi di guanto antitaglio e coltello apriostriche (che ha una piccola e apposita elsa)

Se ci soffermiamo a parlare di cozze,

vanno eliminate le impurità presenti sulle conchiglie con una spazzola,

e va tagliato il bisso laterale per allungarne la vita (non strappare);

le vongole invece vanno fatte spurgare in una bacinella con acqua (con o senza sale)

per eliminare la sabbia.

 

Devono opporre resistenza all’apertura e contenere un liquido intervalvare limpido, l’odore non deve mai essere sgradevole, soprattutto se le si trovano aperte, dare un colpetto sulle valve: se si chiudono significa che il mollusco è vivo ed è possibile consumarlo, contrariamente andrà eliminato.

 

 

3#

CONSUMO

Come abbiamo già anticipato precedentemente, elencando i motivi per cui il consumo da crudo è da sconsigliare, ecco qualche accortezza!!!

Vanno consumati entro poche ore dall’acquisto. Per una cottura uniforme i molluschi vanno distribuiti uniformemente in una casseruola bassa e ampia per circa 10 minuti a fuoco lento con coperchio, senza aggiungere acqua eliminando, a fine cottura, i molluschi chiusi.

 

 

 Le ostriche chiuse possono bollire per 3-5 minuti dopo l’apertura oppure continuarne la cottura col vapore per altri 4-9 minuti.

Quelle sgusciate devono essere fatte bollire a fuoco lento per 3 minuti o finché i bordi si arricciano. Friggerle a 190° C per almeno 3 minuti o infornarle a 230°C per 10 minuti.

 

ACQUA di COTTURA??? SI può essere riutilizzata per cucinare ma previa filtratura con un canovaccio (o garza sterile fitta) per eliminare le possibili impurità sabbiose rimaste.

 

CONSUMO A CRUDO:

per ridurne i rischi viene consentito solo in due casi: se parliamo di fasolari quando questi sono stati raccolti mare a circa 3 miglia dalla costa, invece, se parliamo di bivalvi (OSTRICHE) solo se raccolti in zone storicamente di tipo A.

 

 

 

ORA CHE SAI TUTTO SULLE OSTRICHE e sulla maggior parte dei molluschi, ti tolgo un ultimo dubbio:

…se vuoi mangiarle crude, di certo la salsa piccante e/o l’alcool non le renderà sicure non sono infatti sostante con potere antimicrobico…

 

Ora, va!!! Degustale e preparale per i tuoi ospiti ma informati bene sulla loro provenienza e regalati queste prelibatezze del mare!!!

 

 

Buona Estateeeeee e rimani #SAFeatY!!!!

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

foodsafety.gov

www.fda.gov

www.cdc.gov

ilfattoalimentare.it

sicurezzaalimentare.it

www.izsvenezie.it

 

la frutta matura in compagnia!

Ciao #fuudler, ben ritornati!!!!

 

Ogni volta che ci rivediamo c’è il sole e l’aria fresca che ci pettina i capelli e finalmente l’estate è alle porte!

 

 

Con questa immagine voglio iniziare questo post, perché quando si parla di sole, molte volte ci viene caldo e non vediamo l’ora di rinfrescarci con una bella macedonia o frutta fresca che, oltre ad appagare il palato, ci inumidisce le arse fauci.

 

 

E’ proprio di frutta che oggi parliamo; tranquilli non sono qui a dirvi come la si rende salubre al consumo togliendo tutta la terra o le cere che la contornano, sono qui piuttosto per farvi conoscere qualcosa di intrinseco nella frutta e come poter evitare di farla marcire …qualcosa di nascosto!!!

 

A tutti piacciono le magie e i giochi di prestigio e la frutta ne fa uno che è eccezionale.

 

 

Ve ne accenno qualcuno che già conoscerete:

…«metti i kiwi vicino alle mele (o banane), così maturano più velocemente» …l’avete riconosciuta la “magia”? Sicuramente già la conoscerete o ne avrete già sentito parlare, ma aggiustiamo i dubbi e cerchiamo di capirci di più.

 

Oggi vi scrivo per farvi conoscere:

#1: il trucco;

#2: come prendere possesso e praticare la “magia”;

 

 

Faremo invidia a David Copperfield e al mago Silvan!

 

Partiamo:

# 1

Madre natura ci offre stagionalmente un numero enorme di frutta e verdura, tant’è che con gli anni è venuto ad aumentare il consumo di questi prodotti , in particolar modo quelli a Km 0 per soddisfare la crescente richiesta di  genuinità, all’aumento delle caratteristiche organolettiche e, non ultima, una scelta nel rispetto dell’ambiente.La frutta infatti, non viene staccata prematuramente dall’albero e fatta maturare, a “comando” con qualche accortezza da parte dei produttori, in luoghi opportuni bensì colti dalla pianta a maturazione completa.

 

 

Se potete, acquistate frutta di stagione raccolta non troppo lontano da voi: è probabile che sia rimasta sulla pianta più a lungo, visto che non ha dovuto sopportare lunghi tragitti per arrivare fino ai nostri frigoriferi.

 

Tralasciamo per un attimo l’importanza delle stagioni per questi prodotti  per soffermarci nell’osservazione prettamente biologica, i “frutti” sono i prodotti che sono semi e gli ovari dei fiori delle piante. Chiamiamo invece “verdura” altre parti commestibili delle piante che non siano i frutti: ad esempio le foglie (come l’insalata), i fiori (come i carciofi) o le radici (come le carote). In cucina, tuttavia, questa distinzione rigida non è sempre seguita: i pomodori ad esempio sono, botanicamente, dei frutti, come anche le olive e i peperoni. Gastronomicamente parlando però siamo abituati a considerare frutti solamente quei vegetali che hanno un alto contenuto zuccherino e che risultino più o meno dolci al gusto.

 

 

Possiamo distinguere i frutti in due macro-categorie. Parliamo nel primo caso di frutti aclimaterici, nel secondo di climaterici. Questi termini ne identificano semplicemente 2 caratteristiche che ne descrivono il comportamento di fine maturazione.

 

Facciamo un esempio? Se dovessimo suddividerci in 2 categorie, potremmo dividerci in:

  • persone che hanno un metabolismo lento e veloce;
  • alti e bassi;
  • introversi ed estroversi…e così via…ma va da sé che fra queste suddivisioni grossolane ci sono degli stadi intermedi.

 

[bctt tweet=”Per spiegarci meglio, partiamo dalla chiave di volta: l’etilene!!! #SAFeatY” via=”no”]

 

L’etilene è un ormone vegetale gassoso che viene prodotto dalle piante a partire dall’amminoacido metionina.

 

Alcuni frutti aumentano la produzione di etilene e velocizzano la respirazione. Questi frutti vengono chiamati climaterici.

 


(apriamo una piccola parentesi) ⇒ Per mantenere le funzioni vitali (SI!! sono vivi e continuano a respirare) una volta recisi o staccati dalla pianta, i vegetali solitamente combinano l’ossigeno dell’aria con una molecola organica immagazzinata nei tessuti, solitamente uno zucchero, per produrre energia, calore e sintetizzare altri composti, con la produzione finale di acqua e anidride carbonica. ⇐ (chiusa parentesi)


 

I frutti che non producono grandi quantità di etilene e non aumentano la respirazione nella fase finale della loro vita sono aclimaterici o non climaterici.

 

Di etilene ne serve una piccolissima quantità per innescare la maturazione dei frutti climaterici. Una volta innescata la produzione i frutti climaterici ne producono in quantità. Ad esempio la banana, a 15 °C, produce 5 microlitri di etilene per kg ogni ora. L’avocado più di 100 mentre il limone (frutto non-climaterico) meno di 0.1.

 

Ed ecco che si arriva al…trucco spiegato da #SAFeatY!!!

 

#2

Molte volte si consiglia di mettere vicino alle banane o alle mele (climaterici), frutti che generalmente sono “lenti” a maturare (aclimaterici), come per esempio i limoni o i melograni, ove questo aumentare della maturazione è dovuto all’effetto che ha l’etilene sulla frutta.

 

 

L’etilene prodotto da frutti climaterici ha quindi anche degli effetti su alcuni frutti non climaterici, se posti accanto, senza alterarne le qualità organolettiche. Ad esempio con i limoni e le arance si stimola la degradazione della clorofilla della buccia, ciò comporta una colorazione gialla o arancio ma non altera il loro contenuto zuccherino o la loro acidità.

 

 

Se avete acquistato un frutto non climaterico non sperate che migliori le sue qualità organolettiche con il tempo. La cosa migliore che potete fare è…mangiarlo subito, sperando (non potete fare altro) che l’agricoltore lo abbia raccolto dalla pianta all’apice della qualità come dicevamo all’inizio per i prodotti a km 0.

 

Riassumendo…

 

Nei frutti climaterici…

…l’etilene segnala al frutto che è arrivata l’ora di ammorbidirsi e, spesso, cambiare colore alla buccia, degradando la clorofilla e, nei frutti rosso/viola/blu, iniziando la produzione di antocianine, responsabili della colorazione. La respirazione aumenta e raggiunge un picco, per poi diminuire.

Sono frutti climaterici:

mela
albicocca
caco
avocado
banana
fico
kiwi
mango
nettarina
papaya
pesca
pera
prugna
cocomero
melone
pomodoro

 

 

 

I frutti aclimaterici o non climaterici…

…una volta staccati dall’albero interrompono la maturazione e la loro respirazione diminuisce pian piano.

Tra questi vi sono:

mirtilli
more
lamponi
fragole
ciliegie
cetrioli
uva
pompelmi
limoni
lime
olive
arance
peperoni
ananas
melanzana
zucca
melograno

 

 

piccoli CONSIGLI:

UNO – BANANE (climaterico) – avvolgendo un po’ di pellicola intorno al picciolo si eviterà al gas di diffondersi, evitando di far maturare velocemente anche il resto del frutto e quelli nelle vicinanze.

DUE – MELE (climaterico) – Una mela ammaccata “contagerà” le altre più facilmente. L’etilene in questo caso verrà  prodotto in grandi quantità, soprattutto quando il frutto giace in una situazione di stress come ad esempio una mela ammaccata. In quest’ultima, la zona circostante scurisce per effetto della polifenolossidasi e rammollisce per l’effetto dell’etilene prodotto. Facciamo attenzione in questo caso perché, ove si viene a verificare il rammollimento, si verranno a presentare anche altri processi consecutivi: senescenza e marcescenza spesso dovuti a condizioni ottime per la proliferazione di microrganismi poco utili alla nostra salute.

 

 

TRE – BROCCOLI (climaterici) – Per rallentarne la senescenza può essere utile avvolgerli in un foglio di alluminio o in una pellicola che li isoli dall’atmosfera limitando il contatto con l’ossigeno e rallentando di fatto la respirazione e produzione di etilene.

QUATTRO – ASPARAGI (aclimaterici) – Per mantenere gli asparagi freschi e croccanti più a lungo è necessario accorciare il gambo di circa un centimetro e poi riporre l’intero “mazzo” in un sacchetto di plastica e sistemati in frigorifero.

 

 

Ora che conosciamo quali frutti possono essere messi insieme ad altri per velocizzare e aumentarne in vario modo la loro maturazione, possiamo magicamente trasformarci in “madre natura” come se avessimo il gioco “l’allegro chirurgo”!!!

 

 

Mi raccomando, SII #SAFeatY anche con la frutta!!! Disseta questo inizio d’estate!!!

 

 

Ciao #fuudler!!!

 

 

 

 

fonti:

lescienze.it

scientificamerican.com

 

 

 

STUDENTE FUORI SEDE? NON TEMERE I FORNELLI!

Buongiorno #fuudly e a tutti gli amanti del cibo!!!

 

 

Da giorni avevo in mente un argomento davvero curioso per catturare l’attenzione di alcuni di voi lettori, perciò era proprio necessario sviluppare un post interamente dedicato voi!!!

“A chi? “, “per cosa?”

Ora vi spiego tutto…

 

Oggi è il 26 di aprile, maggio ormai è alle porte e a breve per alcuni inizieranno i parziali, i pre-appelli, gli appelli straordinari, ma soprattutto per alcuni inizierà la…Orchestra! Rullo di tamburi, prego!… fatidica sessione d’esami!!!!

 

 

Quanto vi comprendo, parlando d’esami, però forza e carica che ce la farete sicuramente!

 

Comunque sì, parlo di quel periodo che va dai 19-20 anni fino al momento della grande liberazione…la Laurea!

 

 

[bctt tweet=”Carissimi studenti universitari questo post lo dedico a voi!!!” via=”no”]

 

Che tu sia in sede o ancor meglio fuori sede, sappiamo benissimo quanto la tua maestria culinaria non si avvicini al ristorante stellato, a meno che tu non abbia una nonna che ti spedisca la sua cambusa direttamente al tuo appartamento.

 

Sicuramente non sarai un cuoco di Masterchef (per l’inventiva e le ricette hai sempre #Fuudly, ricordatelo!) e le scorte di scatolette di tonno sono il tuo asso nella manica.

 

 

Gli esami e le ansie talvolta si trasformano in veri e propri dissennatori (sì, proprio quelli di Harry Potter), che la causa sia lo studio frenetico fino a tardi o l’aperitivo improvvisato fra amici, la mancanza di voglia di preparare qualcosa o semplicemente il frigorifero vuoto, si è portati a preparare pasti semplici e veloci, tanto che ci si dimentica, spesso, di quelle piccole accortezze che talvolta possono salvarci da qualche spiacevole inconveniente.

 

 

Parlo proprio degli alimenti che avete nel vostro frigorifero o nella vostra dispensa, che siano sicuri e salubri e che lo rimangano è importantissimo!!!

 

 

Oggi voglio semplificarvi la vita, dato che di solito si è portati a leggere e ripetere di continuo, voglio facilitarvi le cose: pochi, piccoli ma importanti accorgimenti. Il mood di #SAFeatY è essere fresco, utile e leggero.

 

 

#PIZZA

Hai ordinato una pizza ieri sera e ne hai avanzata un po’, lasciandola fuori durante la notte? Magari ti avvicini per annusarla provando a valutarne la salubrità per poi lanciarti in una colazione alternativa?

 

 

⇒ ATTENZIONE! I cibi deperibili non devono mai essere lasciati fuori dal frigorifero (a temperatura ambiente) per più di 2 ore, anche se parliamo di pizza. Il rischio di una possibile contaminazione derivante da noi (utensili, mani, strofinacci) è reale e i microrganismi “cattivi” che possono essere presenti trovano l’habitat ideale (pizza + temperatura) per moltiplicarsi nel tempo successivo al primo pasto, alzando le probabilità di incorrere in qualche momento spiacevole.

 

 

QUINDI riponila in frigorifero (temperatura di max 4° C), e riscaldala quando la vorrai degustare nuovamente e vedrai che non ti pentirai della scelta!

 

 

 

#HAMBURGER

L’hamburger è in padella e stai aspettando che diventi “marroncino” per poi impiattare?

 

⇒ ATTENZIONE! Le carni macinate talvolta presentano un grado di carica microbica contenuto, ma più elevato delle classiche “bistecche”, proprio per il tipo di taglio e dalla specie animale. Non è quindi possibile determinare la cottura con il “Pantone” del cotto, semplicemente verificandone il colore esterno, ma sarebbe più adeguato verificarne la temperatura minima interna di sicurezza al centro, zona più sfavorita del prodotto.

 

 

QUINDI se cuocere troppo poco ci fa incorrere nel rischio della presenza di microrganismi patogeni, al contrario, cuocere eccessivamente implica una bruciatura che in molti casi è causa della liberazione di prodotti della combustione, che comportano nell’uomo un rischio chimico (sostanze cancerogene). Ti consiglio di armarti di termometro per alimenti, che ad oggi ha un costo irrisorio, e di controllare che la temperatura interna che sia di 72° C.

 

#MICROONDE

Stai per cucinare o riscaldare una pietanza nel forno microonde con la convinzione che, se avrà qualcosa di sospetto, il forno fungerà da arma di distruzione di massa contro i microrganismi?

 

⇒ ATTENZIONE! Le microonde emesse dalla macchina non hanno una funzione battericida ma, anzi, è il calore stesso generato da queste che elimina gran parte dei microrganismi patogeni. Certo, il nostro caro compagno di avventure ci fa risparmiare moltissimo tempo, ma può cucinare i nostri cibi in modo irregolare perché hanno una forma e uno spessore spesso variabile, lasciando possibili zone più fredde e in queste permettere la sopravvivenza di ospiti indesiderati.

 

 

Controlla anche i contenitori che utilizzi per tale scopo. Devono essere etichettati per l’uso in microonde, se così non fosse la possibilità di migrazione delle sostanze chimiche tra il contenitore e il nostro alimento è praticamente certa.

 

QUINDI ti consiglio di utilizzare dei contenitori sicuri, ma soprattutto di seguire le istruzioni presenti sulle confezioni dei produttori e di mescolare periodicamente i cibi.

 

 

#ABC PER SOPRAVVIVERE!

Ti servono delle semplici dritte per poter sopravvivere? Segui queste 5 parole:

  • PULIRE: Lavati le mani e sanifica spesso le superfici (taglieri/tavoli/cucina/coltelli);

 

  • SEPARARE: mantieni separati sempre la carne cruda, o prodotti che devono essere cotti, da quelli già cotti pronti al consumo, o che vengono consumati crudi, per evitare le contaminazioni crociate;

 

  • CUCINARE: i prodotti come la carne cruda, il pollame e i prodotti a base d’uovo devono sempre essere cucinati accuratamente. L’invito ad utilizzare un termometro per alimenti è sia utile a lanciarti verso la Stella Michelin che a verificare che gli alimenti raggiungano determinate temperature affinché vengano eliminati i possibili microrganismi patogeni presenti.

 

  • RAFFREDDARE: riponi sempre in frigorifero (temperatura di 4°C) tutti gli alimenti entro 2 ore dall’apertura o la cottura.

 

  • #SAFeatY-ARE: (nuova coniugazione verbale) poni attenzione anche agli altri post, sicuramente troverai tutte le tecniche giuste e le accortezze da non dimenticare mai…anche semplicemente per sapere come si scongelano i cibi (senza ricorrere al termosifone)!

 

 

Ora SEI PRONTO PER AVERE LA MEGLIO SUGLI ESAMI…ma soprattutto PER SCONFIGGERE OGNI IMPREVISTO IN CUCINA!!!

 

 

Buona sessione!!!

 

 

Fonti:

www.foodsafety.gov

www.fsis.usda.gov – Food Safety and Inspection Service

Grigliata a Pasquetta? Ecco cosa non può mancare!

 

Buon giorno #fuudler, siete pronti ad aprire le uova e ad ingozzarvi di cioccolato???

 

Ebbene si, lasciato il carnevale alle spalle, siamo pronti per affrontare il fatidico Pranzo di Pasqua, ma soprattutto… beh! lasciamo ancora un po’ di suspense…

 

 

Quello odierno, è uno dei periodi più belli dell’anno!!!

C’è il sole con le sue calde temperature, c’è la primavera che porta i fiori, c’è la Pasqua che porta la pace e il super pranzo in famiglia, ma soprattutto c’è la Pasquetta con le sue immancabili GRIGLIATE!!!

 

Siete di fretta perché vi state organizzando con la vostra compagnia di amici per la prima grigliata della stagione?

 

Ok! Ecco il post giusto sia per chi di grigliate ci vive, che per quelli che si stanno improvvisando come mastri del barbecue!!!

 

 

Dopo il sontuoso e lungo pranzo Pasquale, può succedere di dimenticarsi di portare con se le cose più utili per realizzare al meglio la propria grigliata.

 

 

#SAFeatY non si riferisce alla carne o a qualche ingrediente in particolare, ma a tutte quelle cose che ci permettono di concretizzare delle piccole accortezze per non rischiare qualche inconveniente con il cibo!!!

 

[bctt tweet=”#SAFEATY ma cosa non può mancare nella nostra #GRIGLIATA di #Pasquetta???” via=”no”]

 

#1

Acqua e sapone

Lavati le mani con acqua e sapone prima di toccare il cibo e dopo aver toccato gli altri alimenti, specialmente se crudi (carne, pesce…). Proprio le nostre mani possono veicolare sugli alimenti microrganismi quali batteri, lieviti e muffe, funghi, virus e protozoi, alcuni di questi possono essere dannosi o pericolosi. 

 

 

Non hai una “tanichetta” d’acqua o non avrai un rubinetto d’acqua nelle vicinanze del luogo prestabilito per la grigliata? Lavati le mani anche con le salviette sanificanti monouso o gel igienizzanti per mani!!!

#2

Piatti e utensili

Porta con te piatti ed utensili a sufficienza per mantenere la carne cruda, il pollame e il pesce, separati dai cibi pronti per il consumo, come le insalate e i salumi e per non riporre il cibo cotto su un piatto che in precedenza portava la carne che poi hai grigliato.

 

 

Non utilizzare mai gli utensili con cui hai posizionato sulla griglia gli alimenti crudi, per riposizionarli o servire i pasti in un secondo momento, perché avviene il trasferimento dei microrganismi presenti nei cibi crudi in quelli cotti. Proprio quest’ultimi, i microrganismi, trovano un ambiente a loro favorevole per moltiplicare e, quindi, aumentare il loro numero, di conseguenza aumenta anche la loro capacità (per numero) di essere “cattivi/aggressivi” sfociando in episodi di tossinfezione alimentare.

Usa quindi i taglieri o piastre separate per la carne, pollame, pesce e uova.

 

 

#3

Frigorifero portatile con ghiaccio o siberini

Gli alimenti deperibili (carne, pesce e verdura…quelli che userai per la tua fantastica grigliata) e gli alimenti che generalmente manteniamo nel frigorifero di casa devono essere conservati ad una temperatura di refrigerazione (4°C) per tutto il viaggio o, comunque, sino al momento dell’inizio della grigliata o del consumo.

 

 

Se la temperatura sale, il rischio è che i microrganismi patogeni e alteranti presenti possano proliferare e produrre tossine. Molti di essi sono in grado di produrre e preformare nell’alimento delle tossine nocive, pericolose per l’uomo se ingerite direttamente con l’alimento; altre forme batteriche, invece, sono in grado di generare una tossinfezione alimentare, particolarmente pericolosa, sono quelle forme dette “dormienti” alle basse temperature (anche se non vale proprio per tutti, vedi Listeria spp.).

 

Proprio per questo si utilizzano le borse/zaini termici o frigoriferi portatili: mezzi più che adeguati per mantenere gli alimenti ad una temperatura inferiore a 5/6°C con l’ausilio di “siberini” o “ghiaccetti” (da distribuire in modo omogeneo), confezioni di gel ghiacciate o bottiglie d’acqua ghiacciate preventivamente, utilizzabili una volta scongelate.

 

 

MI RACCOMANDO: i cibi vanno mantenuti a basse temperature soprattutto se crudi e non a temperatura ambiente. Non vanno posti in baule o sul cruscotto, non vanno lasciati in macchina sotto il sole e nemmeno in contenitori all’aperto.

 

 

E per ultimo….

#4

termometro per alimenti

Il termometro per alimenti, nelle occasioni come per le grigliate in compagnia, è fondamentale!

Non prendete paura, è facilissimo da usare e lo si può trovare ad un costo quasi irrisorio in tutti i supermercati, ed inoltre, vi potrà risultare utile anche quotidianamente in cucina!!!

Lo si utilizza con lo scopo di verificare la perfetta cottura degli alimenti e renderli così salubri al consumo, infatti verificando la temperatura si garantisce che gli alimenti vengano cotti ad una temperatura interna di sicurezza.

 

Segui queste temperature:

  • macinati di manzo, maiale, agnello, pollo, tacchino  ⇒  72°C
  • tagliate, costine, bistecche e filetti di carne e pesce  ⇒  63° C + 3 minuti di riposo o 72°C
  • arrosti, cosce di pollo, tacchino, anatra  ⇒  74°C

 

Vuoi sapere come si utilizza? Corri a leggere il post ⇒ STORIE DI UN TERMOMETRO IN CUCINA!

 

 

Ora sei pronto per batterti con onore e gloria fra salsicce, costine e bistecche!!!

 

Ora non mi resta che augurarti una Felice Pasqua ricca di pace e sorrisi… mi raccomando sii #SAFeatY mi raccomando!!!

 

…ah e condividi questo post per gli altri eroi del #Barbecue!!!

 

Fonti:

United States Department of Agriculture – Food Safety and Inspection Service ⋅ www.fsis.usda.gov

Food and Drug Administration ⋅ www.fda.gov

www.fightbac.org

www.foodsafety.gov

la crosta dei formaggi si può mangiare?

Buon Giorno #Fuudler

 

Finalmente è arrivato il nostro appuntamento mensile sulla sicurezza alimentare fra pentole e fornelli, dopo le festività natalizie e dopo un goloso carnevale.

 

 

In questi mesi sto tenendo un corso di formazione per futuri addetti del reparto freschi per un noto marchio della Grande Distribuzione Organizzata  soffermandomi sull’enorme offerta gastronomica dei latticini e quindi dei formaggi. Mi trovo a dover soddisfare alcune curiosità che molti mi pongono e, quindi, ho pensato valesse la pena approfondire anche in questa occasione.

 

Ma facciamo un passo per volta, lo prometto sarò semplice e chiaro come solo #SAFeatY sa fare.

 

Tutti noi conosciamo bene tantissimi tipi di formaggi: chi li abbina ad altre pietanze per poterne esaltare il gusto, come i formaggi a pasta dura (Parmigiano Reggiano e Grana Padano) che spesso vengono accompagnati con mostarde e/o miele mentre altri vengono direttamente serviti come secondo o antipasto.

 

 

Chiunque ricorda perfettamente il gusto del formaggio che più ci è piaciuto e senza dubbio anche quello dal gusto più corposo, talvolta sgradevole (per gusto personale).

 

Che siano di capra, di vacca…o di gallina (SCHERZO!!!!), se i formaggi ci piacciono, non riusciamo a farne a meno e se potessimo, ne vorremo un pezzetto ad ogni pasto.

 

È proprio qui che arriva la fatidica domanda che porta con sé tanti dubbi:

 

ma la crosta/buccia dei formaggi si può mangiare???

Ora cerchiamo di approfondire ciò che dovremmo sapere sulle croste/bucce dei formaggi, così da poterle gestire al meglio, senza arrecare rischi alla nostra salute.

 

Quante volte sentiamo dire che le croste del Grana Padano o del Parmigiano Reggiano sono buone se aggiunte al brodo o alle lenticchie o quante altre volte abbiamo il dubbio se una crosta va mangiata oppure no?

 

Partiamo quindi dal distinguerle a seconda delle loro caratteristiche fisiche, funzionali e organolettiche.

 

Innanzitutto vi sono croste edibili (commestibili) e croste totalmente non edibili (non commestibili). Quest’ultime sono segnalate nell’etichetta con la dicitura “crosta non edibile”.

 

 

#SAFeatY, cosa si intendi per rivestimenti non commestibili?

Ora ve lo spiego!

 

 

Bisogna innanzitutto precisare che l’utilizzo di rivestimenti come la cera, paraffina, “pellicole” plastiche o tessuti speciali, aiutano tecnologicamente il formaggio a limitare e regolare l’evaporazione dell’acqua fino ad annullarla, addirittura da renderne omogenea l’umidità interna. Ciò cambia a seconda del tipo di formaggio e della tecnica di produzione, anche dall’età del formaggio stesso o per facilitarne anche la pulizia superficiale durante la stagionatura e conservazione. Al tempo stesso, la natura di questi rivestimenti, non ne consentono l’edibilità e quindi non sono commestibili.

I rivestimenti di cera li possiamo trovare nel Gouda e nel Edamer, quelli in tessuto in alcune varietà di Cheddar. In altri casi, oltre all’etichetta anche il tatto e l’olfatto ci aiutano a capire che questi tipi di crosta non devono essere consumati.

 

Anche per quanto riguarda le altre croste commestibili (edibili) serve una piccola distinzione: alcune di queste si definiscono palatabili (accettabili, gradevoli) e altre non palatabili o scarsamente palatabili o per sapore o per consistenza. Quindi, se alcune sono piacevoli e necessarie per apprezzare il formaggio nella sua completezza in altre, invece, la scelta di volerle eliminare o tenerle rientra nel gusto personale.

 

 

Tenendo come esempio i formaggi a pasta dura più famosi al mondo (Grana Padano e Parmigiano Reggiano) che presentano croste non palatabili principalmente per consistenza (estremamente dure) possono comunque essere utilizzate per scopo alimentare. In questi casi  però è necessario eliminarne lo strato superficiale della crosta con cura aiutandosi con un coltello o con una grattugia (scartando il grattugiato) fino a far scomparire le scritte impresse. Successivamente è opportuno lavare  la parte trattata prima dell’utilizzo come ingrediente “forte” in zuppe e minestre (bollendole ad alte temperature) come le migliori nonne insegnano.

 

 

Un’altra tecnica è la semplice grattugia il formaggio fino limite massimo esterno della crosta e utilizzare il grattugiato nelle minestre.

 

MA ATTENZIONE, continua a leggere…

 

Le croste infine, quelle altamente edibili e famose per esserlo possono comunque essere un pericolo per la salute in quanto igienicamente discutibili, vediamo cosa intende #SAFeatY.

 

 

Si tratta dei formaggi a crosta fiorita (sottile strato di muffa “buona” al di sopra), a crosta lavata (salamoia, vino, birra o grappa) e anche gli erborinati e semi-stagionati…vediamoli subito!

 

 

Nei formaggi a crosta fiorita, come il Brie e il Camembert, la crosta deriva dall’innesto di muffe selezionate (muffe “utili” e “buone”), mentre in quelli a crosta lavata, come il Taleggio, la superficie del formaggio è lavata e spazzolata più volte per eliminare le muffe anti-casearie (indesiderate e “cattive”). Questi formaggi e quelli erborinati (come il Gorgonzola, il Roquefort e lo Stilton) durante la produzione e stagionatura possono essere manipolati, appoggiati e trasportati in vario modo e la crosta può essere colonizzata da microrganismi indesiderati o patogeni.

 

 

Ciò accade anche per i formaggi a lunga stagionatura dove però questi microrganismi non trovano, fortunatamente, sempre le condizioni favorevoli per svilupparsi.

 

Il microrganismo su cui si pone maggiore attezione è Listeria monocytogenes, famoso agente per la listeriosi dovuto al cibo contaminato. La listeriosi si può manifestare in diversi forme cliniche: la gastroenterica (forte gastroenterite), la forma materno-fetale (interruzione di gravidanza e/o meningite) e la forma setticemica che è più comune negli over 65 anni o le persone defedate.

 

 

Nella recente opinione scientifica dell’EFSA (European Food Safety Authority – Autorità europea per la sicurezza alimentare), si è notato come i casi di listeriosi siano aumentati tra due gruppi della popolazione: individui sopra i 75 anni di età e donne tra i 25 e i 44 anni (in relazione con il periodo delle gravidanze) tra il periodo che va dal 2008 al 2015.

Aggiunge, “la maggior parte delle persone, viene infettata tramite il consumo di cibi pronti come il pesce affumicato o stagionato, carne sottoposta a trattamento termico e formaggi molli o semi-molli. Tutta via anche altri alimenti, come le insalate pronte, possono causare infezioni” (dall’Opinione Scientifica del 6 dicembre 2017 – 10.2903/j.efsa.2018.5134 – Listeria monocytogenes contamination of ready-to-eat foods and the risk for human health in the EU).

 

Gli esperti non escludono una contaminazione degli alimenti avvenuta proprio fra le mura di casa da prodotti preparati e conservati nel frigorifero di casa e causate da contaminazioni crociate quali taglieri, mani, coltelli, strofinacci, superfici o dovuta allo scarso mantenimento delle temperature di refrigerazione (< 4° C).

 

 

Ma cosa provoca la Listeria monocytogenes?

Molto velocemente, è un microrganismo che non ha esigenze particolari, abita ovunque (ubiquitario) in qualsiasi situazione o temperatura, tollera molto le alte percentuali di sale (8-10%), si duplica tranquillamente alle temperature del nostro frigorifero di casa ed è il più termoresistente alla cottura…non è una stupidaggine il «ben cotto, grazie», infatti viene inattivata a 72° C per almeno 15 secondi (o per tempi e temperature proporzionalmente differenti).

 

Va sfatato il mito che vengono colpite solo le persone immunocompromesse o con “scarso” sistema immunitario, essa può colpire anche persone in salute. Si può manifestare anche in modalità subclinica, con sintomi oculari, cutanei (orticaria), simil-influenzali o di gastroenterite febbrile. La diarrea però non è sintomo proprio di tutti i casi di listeriosi e può essere specifica soltanto per alcuni ceppi (Linnan et al., 1988).

 

 

Contro questo microrganismo non si può far altro che seguire le buone pratiche che #SAFeatY indica generalmente nei suoi post e che quotidianamente sono insite in noi, come l’igiene personale, l’igiene nella nostra cucina, la cottura degli alimenti e il mantenimento degli alimenti alla temperatura di refrigerazione.

 

 

Ritorniamo sui nostri formaggi ed eliminiamo qualsiasi dubbio!!!

 

I produttori conoscono bene questo problema di contaminazione microbiologica ed è per questo che vengono apportate tecniche e procedure speciali per assicurare l’igiene dei loro prodotti in modo tale che la crosta sia completamente edibile, sicura e salubre. Ciò nonostante se appartenete alla YOPI’s (Young Old Pregnant Immunocompromised), cioè all’età scolastica o over 65, in gravidanza o immunocompromessi, dove i rischi sono maggiori, il mio consiglio più utile è quello di:

 

 

Scartare le croste, fin tanto che è possibile e farlo (a seconda dei formaggi e della loro consistenza), effettuando un taglio parallelo sotto la crosta, evitando di trasferire verso la pasta del formaggio i microrganismi presenti in superficie.

 

È un consiglio precauzionale, mirato esclusivamente a ridurre i rischi per chi è più debole dal punto di vista immunitario.

 

 

Riassumendo e generalizzando le croste esistenti dei formaggi:

 

  • Le bucce o croste naturali o fiorite dei caprini sono tendenzialmente tutte edibili (le muffe nobili, “buone” che si trovano in superficie se sono troppo evidenti per i vostri gusti, toglietele con un pezzo di carta, pulito usa-getta da cucina, umido).

 

  • Le croste fiorite dei formaggi molli ricoperti da penicillium candidum (come Brie e Camambert) fanno parte dell’insieme organolettico del formaggio stesso e quindi non andrebbero mai tolte. Nonostante ciò esse possono dare problemi di digestione a persone sensibili e quindi si può ridurne una parte.

 

 

  • Le croste lavate, si suddividono in due tipi: alcune si mantengono asciutte e granulose e non sono piacevoli in bocca come quella del Taleggio (è consigliato infatti sbucciare il formaggio); in altri casi la buccia rimane molto sottile e umida, cedevole al palato e non dura come quella del Epoisses.

 

  • Croste dei semistagionati o stagionati, alcuni preferiscono mangiarle (con difficoltà per la durezza) previa raschiatura o aggiungendola a brodi bollenti.

 

 

  • Nel caso ultimo degli erborinati, la crosta non è quasi mai edibile e nemmeno gradevole perché granulosa e spesso rancida tranne in quei formaggi in cui la buccia è quasi totalmente assente come nel caso del Roquefort.

 

 

Con questi semplici consigli possiamo mettere da parte i dubbi che ci vengono appena vediamo un pezzo di formaggio da assaggiare.

 

Mi raccomando leggete sempre l’etichetta che risponde sempre alle vostre domande.

 

 

Ora potete assaporare appieno il sapore degli ottimi formaggi che noi Italiani siamo così bravi a fare, sapendo discriminare se togliere o meno la crosta. Mantenendo le croste utili ai fini degustativi e eliminando le altre.

 

 

Carissimi fuudler, ci rivediamo il prossimo mese e mi raccomando condividete questo post, così possiamo contagiare tutti con la sicurezza alimentare elementare!

 

 

VIVA IL FORMAGGIO!!!

 

 

 

 

FONTI:

www.efsa.europa.eu/it

Parere n. 3 del 22/04/2009 – Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare – Dip. per la Sanità Pubblica Veterinaria, la Nutrizione e la Sicurezza degli Alimenti

Guida al consumo dei formaggi – Azienda U.L.SS. N° 6 VICENZA

Principi di Microbiologia degli Alimenti – Prof. Giaccone e Colavita

Microbiologia e Tecnologia Lattiero-Casearia – Prof. Muchetti e Neviani

apaparella-salute.blogautore.repubblica.it – Blog del Prof. Antonello Papparella – Repubblica

www.ilfattoalimentare.it

www.alimentipedia.it

www.formaggio.it

www.nontoccatemiilformaggio.it

PRANZI E CENONI SAFEATY? ECCO I FANTASTICI 4

Le ricette sono pronte per essere rispolverate…MANCA DAVVERO POCHISSIMO AL NATALE  O AL CAPODANNO!!!

Cosa ricordare? Come essere abbastanza #SAFeatY? Cosa preparare prima? Quali accortezze avere? 

Sono forse queste alcune delle domande che vi risuonano nella mente?

I Fantastici 4 sono STEP da seguire con le regole base per regalare un cenone o un pranzo sicuri e salubri ai tuoi invitati.

 

 

…ma ricorda

 

Non solo a Natale e Capodanno, ma segui i consigli di #SAFeatY tutto l’anno!!!

 


 

Grazie mille per aver condiviso questo Natale e quest’Anno insieme all’azzurro di un Blog che vuole far respirare la freschezza della sicurezza alimentare rendendola semplice e alla portata di tutti…

Buon Natale e Buon Anno!!!

 

 

…ti auguro l’anno più #SAFeatY di sempre

 

 

 

 

Fonti:

Food and Drug Administration – www.fda.gov

www.fightbac.org

www.foodsafety.gov

Centers for Disease Control and Prevention – www.cdc.gov

U.S. Department Of Agricolture – Food Safety and Inspection Service – www.fsis.usda.gov

 

Pranzi e Cenone: anche per gli avanzi sarà un figurone!

#Fuudleeeeer siete pronti??? Non c’è Natale senza Mariah Carey, il panettone o il pandoro, l’albero di natale, il presepe, le luci natalizie, la neve …OPS! OK! Forse sono stato un po’ troppo superficiale, aggiungiamo l’ingrediente fondamentale: tanto – tanto – tanto AMORE!!!

 

Iniziamo quindi questo ritorno di #SAFeatY a suon di “All I Want for Christmas Is Youuuuu”.

 

Mancano poco più di 10 giorni all’arrivo degli eventi più dolci dell’anno: feste in famiglia, cenoni di capodanno, il conto alla rovescia con gli amici, i maglioni con le renne, la cioccolata calda, i pranzi infiniti e regali, regali e ancora regali, ed ecco che #SAFeatY ritorna per darvi qualche dritta!!!

 

 

Certo, se dovessimo parlare dei regali vi consiglierei le stesse chicche del Black Friday nel post scorso ma, questa volta voglio stupirvi con un argomento tutto nuovo.

 

Dicembre è il mese dei ritrovi, dei pranzi fra colleghi prima delle vacanze, delle cene con le varie compagnie di amici, della vigilia con i parenti e i cenoni per festeggiare mangiando pietanze senza limiti, una delizia per il palato ma anche un salasso per le tasche (SOS – Money).

 

 

Proprio in queste circostanze si ha anche l’occasione di invitare le persone a casa cercando di creare un’atmosfera suggestiva amplificata dal calore che regalano le mura di domestiche.

 

 

Quando, per pranzo, si invitano gli ospiti in si tende molto spesso ad esagerare con le porzioni e soprattutto nelle quantità…ovviamente tutto l’esubero che fine farà?  La giornata prevede anche la cena serale…quindi…

 

Hai già capito di cosa parleremo oggi???

 

Con #SAFeatY capiremo le piccole e semplici operazioni per conservare il suntuoso cibo avanzato in modo sicuro e salubre fino al prossimo consumo senza rischi!!!

 

 

Come ben sanno le persone che seguono questa rubrica, il cibo e le pietanze mantenute a temperatura ambiente permettono la proliferazione dei microrganismi presenti già nei nostri alimenti (se crudi o poco cotti) o immessi tramite una possibile contaminazione successiva. Questo fenomeno si manifesta perché trovano nell’alimento il giusto habitat, ancor più favorevole se mantenuto a temperatura ambiente. Bastano, quindi pochi e semplici passaggi per salvare i nostri piatti da questa colonizzazione.

 

PARTIAMO…(Nel frattempo c’è sempre  Mariah Carey che ci fa da sottofondo)

 

 

 

POCHI E SEMPLICI STEP per essere sicuri di avere avanzi sicuri e salubri e limitare gli sprechi senza dubbi!

 

# 2 ORE

I microrganismi crescono rapidamente tra le temperature di 4° C e 60° C. Questo range viene spesso definito come “Zona Pericolosa”. Le pietanze che vengono cucinate durante il pasto devono essere mantenute calde o a temperatura superiori dei 60°C sino al loro consumo o sino a quando vengono porzionate (mica vorrete servire il BIS tiepido!). Per quanto riguarda i cibi che verranno consumati crudi, una volta preparati, non dovranno trascorrere più di 2 ore all’esterno del frigorifero. Gli “avanzi”, quindi, devono essere poi refrigerati entro questo limite di tempo.

 

 

Di solito questo passaggio è sempre molto difficile quando si è in compagnia ma si può ovviare con la scusa di dover raccogliere i piatti e della sistemazione della tavola per fare spazio al dolce.

 

# RAFFREDDA RAPIDAMENTE

Come abbiamo precisato prima, per prevenire la crescita batterica è importante raffreddare rapidamente i cibi alla temperatura di 4° C, ovvero la temperatura del frigorifero. Per fare questo ti consiglio di dividere le grandi quantità di cibo avanzato in piccole porzioni in contenitori poco profondi.

 

 

Un arrosto, ad esempio, impiegherà molto tempo per raffreddarsi invitando i batteri a moltiplicarsi aumentando i rischi. Dividilo, quindi, in porzioni più piccole che diventeranno comode poi in un secondo momento o nei giorni successivi.

 

# AVVOLGILI PER BENE

Avvolgi gli avanzi in imballaggi o contenitori ermetici. Questa operazione aiuta a tenere lontane possibili contaminazioni successive, a trattenere l’umidità e ad evitare che gli avanzi raccolgano odori da altri alimenti nel frigorifero.

 

 

Evita però il sovra-imballaggio perché l’aria fredda deve poter circolare attorno ai contenitori, quindi, attorno gli alimenti per mantenerli omogeneamente a bassa temperatura.

 

 

Gli ULTIMI 2…questi potresti già conoscerli!!!

 

# PRECEDENZA AGLI AVANZI

Gli avanzi possono essere conservati in frigorifero per tre o quattro giorni, dipende dal tipo di alimento e dal trattamento/trasformazione che ha subito nella sua preparazione. #SAFeatY vi consiglia, quindi, di dare precedenza a questi o, nel caso, di riporli quanto prima nel congelatore (sempre se non provengono già da questo). Nel congelatore si manterranno per mesi ma non approfittiamone perché, sebbene gli avanzi siano sicuri a tempo indeterminato nel congelatore, possono perdere l’umidità e le qualità organolettiche quando conservati per periodi prolungati.

 

 

# RISCALDA ADEGUATAMENTE

Quando si riscaldano gli avanzi, assicurati di raggiungere i 73° C misurati con un termometro per alimenti. Riscalda le salse e i sughi portandoli ad ebollizione e ricopri gli avanzi mentre li riscaldi così da trattenere l’umidità e consentire al cibo di riscaldarsi completamente.

 

 

Ecco terminati gli STEP per darti la giusta sicurezza dei tuoi avanzi.

 

Ricorda!

Per evitare di buttar l’eccesso di cibo preparato puoi:

 

  1. Organizzare al meglio la tua spesa pianificando le possibili pietanze per tempo e in quantità non eccessive.

 

Evita, quindi, gli acquisti di impulso e di massa soprattutto per gli alimenti più deperibili!!!

 

 

Attenzione alle promozioni!!! Soprattutto quando offrono confezioni risparmio il cui contenuto è eccessivo rispetto alle reali esigenze. Sarebbe cibo sprecato!!!!

 

  1. Destina uno spazio nel tuo frigo (1 o 2 ripiani) per gli alimenti avanzati, così da essere certo che non vi sia nulla da ultimare prima di cimentarsi in altre ricette.

 

 

Verifica la temperatura interna del frigorifero, più è elevata e più velocemente si deterioreranno gli alimenti.

 

  1. Gli avanzi possono avere sempre una seconda vita ed essere rielaborati con altre ricette, su #fuudly sicuramente ne trovi di gustose. Sii creativa e divertiti, crea nuovi piatti!!!

 

 

Ora sei un #Fuudler pronto per questo #FuudlyChristmas!!!

 

IMPORTANTE!!!!! —> il Natale non è Natale se non lo si vive condividendo l’amore che si porta nel cuore!

 

 

Buon Natale e Buone Feste, mi raccomando non sprecare il cibo e gli avanzi, in questo periodo sono i più buoni!!!

 

SII #SAFEATY!!!

 

 

Fonti:

Food and Drug Administration – www.fda.gov

U.S. Department of Agriculture – www.usda.gov

Black Friday: cosa acquistare per la tua cucina!!!

Fuudleeeer siete pronti???

 

Non c’è moda che tenga…un po’ ci siamo lamentati con Halloween e siamo sempre pronti a criticare le “americanate”, ma quando si tratta di sconti e di shopping, noi italiani perdiamo la testa!!!

 

#SAFeatY non poteva che cadere a “fagiuolo” con il #BlackFriday ma soprattutto doveva cavalcare l’onda e raccogliere per voi le idee per un incosciente shopping sfrenato nei più grandi negozi online presenti in rete!

 

 

Il Black Friday o “venerdì nero”, che cade il giorno successivo a quello del “Thanksgiving Day” (Giorno del Ringraziamento), è il giorno in cui si acquista ogni sorta di bene o prodotto esistente sulla faccia della terra a prezzi praticamente stracciati.

Che siano i grandi magazzini, i grandi centri commerciali, siti di e-commerce, Amazon, Ebay, grandi marchi o piccole attività, tutti ma proprio tutti si sono lasciati contagiare e quindi risulta impossibile che le nostre tasche rimangano indenni.

 

Ognuno di noi troverà qualcosina da comprare, solo una giusta dose di meditazione Zen potrebbe salvarci!

 

L’ origine di questa giornata si dice provenga dal colore dell’inchiostro con cui i commercianti, soprattutto prima dell’avvento dell’era digitale, erano soliti annotare i ricavi, riservando invece l’inchiostro rosso alle perdite.

 

 

Un’altra versione, invece, racconta che il nome farebbe riferimento a un lontano venerdì di novembre del 1961, quando a Philadelphia, presa d’assalto da migliaia di persone, si formarono giganteschi ingorghi in città per sfruttare le offerte commerciali di questa giornata pazza.

 

Allora perché non cogliere l’occasione per comprare ciò che ci manca in cucina o far rifornimento di qualcosa che sta per esaurirsi?

 

#SAFeatY ha fatto una raccolta delle cose che potrebbero mancarti e che possono senza dubbio migliorare le tue abitudini in cucina, soprattutto dal punto di vista della sicurezza e l’igiene degli alimenti che prepari per qualcuno a cui vuoi “un mondo di bene” (siamo vicini al Natale)!!!

 

 

In questo post, non troverai i link dove puoi acquistare gli oggetti, così puoi avere la massima libertà di scelta!

 

Partiamo con la lista della spesa!

 

 

#1

Termometro per alimenti

Immancabile in una cucina da veri chef… oltre a renderci un po’ fenomeni o sembrare quasi eccessivo, ci aiuta moltissimo a valutare la perfetta cottura di un alimento, che solamente attraverso la vista potrebbe ingannare, proteggendoci dagli eventuali rischi microbiologici.

 

 

Il loro utilizzo ci aiuta ad avere una ragionevole certezza dell’efficacia della cottura e, non ultimo, aiuta anche i meno esperti a non “carbonizzare” le pietanze rendendole salubri e gustose.

Lo si utilizza per verificare principalmente se è stata raggiunta una corretta temperatura al centro del prodotto: misurazione che di solito non viene effettuata ripetutamente ma solamente a fine cottura penetrando con la sonda (costituita da un grosso spillo, lungo in media 10/15 cm) l’alimento.

La cottura infatti, è una fase fondamentale per gli alimenti; essa varia a seconda delle ricette e dal tipo di alimento che viene preparato. Il calore della cottura rende più commestibili e più digeribili gli alimenti stessi arricchendoli, allo stesso tempo, di sapori, odori e colori.

 

Piccola chicca: la cottura a cuore per le carni macinate dovrebbe raggiungere almeno i 72° C! Lo avreste mai detto?!

 

 

Questi termometri per alimenti sono reperibili a basso costo in moltissimi negozi e megastore, nonché online e ne puoi trovarne di diversi tipi, a seconda dell’uso e del tipo di alimenti che sei solito preparare.

⇒ QUI puoi trovare qualche info in più sui termometri da cucina ⇐

 

 

#2

Set taglieri

In tutte le cucine abbiamo almeno un tagliere, ma negli ultimi anni in commercio troviamo dei veri e propri set di taglieri fatti di materiali non porosi e più resistenti degli intramontabili in legno.

La notevole particolarità di questi set composti da diversi taglieri è la superficie, questa infatti può essere diversa fra i vari taglieri, ognuna delle quali è indicata per tipi differenti di matrici alimentari.

 

Altri addirittura hanno una scanalatura utile a raccogliere i succhi delle materie prime crude per non contaminare altre superfici.

È utile quindi avere più di una superficie “ad hoc” dove tagliare gli alimenti per evitare le contaminazioni fra alimenti crudi e quelli cotti, salvo previa sanificazione che occuperebbe tempo prezioso in cucina.

 

 

Avere dei taglieri nuovi, significa anche sostituire quelli che ormai già da tempo sono usurati e non sono più consoni al taglio della carne. Una causa di sostituzione è la presenza di profonde scanalature, difficilmente sanificabili, che creano un habitat ideale affinché possano costituirsi aggregati microbici costituiti anche da potenziali patogeni.

Ciò rischia di contaminare anche le pietanze preparate successivamente, se il tagliere non viene accuratamente deterso e disinfettato in profondità con utensili adeguati.

Vi consiglio, quindi, vivamente, di sostituire i taglieri usurati!

 

 

#3

Utensili

Vi consiglio, inoltre, di utilizzare utensili differenti anche per le diverse preparazioni se queste risultano essere rispettivamente crude o cotte.

In questo modo, inconsciamente, si potrebbe trasferire una possibile dose infettante (fautrice di una malattia di origine alimentare) tra i vari alimenti preparati con tanto amore.

Possiamo trovarne di diversi tipi, anche prendendo ispirazione dai famosissimi programmi di cucina, oppure semplicemente duplicando la scorta che già teniamo nei cassetti della cucina.

 

E non preoccupatevi di sporcare troppe cose… c’è la lavastoviglie pronta a lavare tutto!!!

 

 

#4

“Strofinacci” da cucina o carta a perdere

Nei cassetti della cucina, tutti ne abbiamo una quantità industriale, ma come ben sapete non ne bastano mai perché devono essere cambiati spesso e non tenuti a lungo… meglio se adoperarne uno solo per più di una o due sessioni di cottura (dipende dalle varie preparazioni).Lo sbaglio nel quale si può incorrere, è l’utilizzo di tantissimi oggetti che, una volta utilizzati per preparare un alimento crudo (carne, pollame, prodotti della pesca crudi), vengono lavati frettolosamente (oppure a volte neppure lavati), magari lasciando su questi anche residui di alimento, e asciugati sul solito ed unico strofinaccio.

 

Questi, infatti, possono essere terreno ideale per la moltiplicazione di batteri, che verranno trasportati e diffusi, non appena si utilizzerà lo stesso strofinaccio per asciugare altre superfici non sanificate come taglieri, mani, coltelli, verdura o frutta…ecc…e quindi raddoppiandone la pericolosità.

Alla fine, se non ci si adopera per sanificare bene le superfici e gli strumenti, il viaggio dei microrganismi veicolati da tutti questi contatti superficiali, si conclude in una insalatona (alimento crudo).

 

 

L’alternativa ai più conosciuti strofinacci o asciugamani da cucina è la tipica “carta a perdere” o più comunemente conosciuta con il nome di “carta Scottex” poiché il suo utilizzo usa e getta impedisce le contaminazioni crociate.

 

Non vi resta che farne una grossa scorta e magari comprare un porta rotolo che si abbini alla vostra cucina!

Sembrerà strano, ma una cucina abbastanza #SAFeatY ha bisogno di altri 3 oggetti di cui non può fare a meno!!!

 

#5

Spazzolina

Utile per rimuovere efficacemente ogni residuo superficiale (terra, polvere, residui vari) dai prodotti ortofrutticoli che hanno una superfice non troppo liscia o tomentosa (ad esempio: patate, pesche, meloni, insalata, arance, funghi…ecc) dove l’azione meccanica può aiutare moltissimo durante il lavaggio per poi o consumarli o inserirli nel frigorifero.

 

 

Ve ne sono moltissime in commercio! Quelle a setole morbide, ad esempio sono utili per evitare anche gli schizzi e i depositi sulle superfici limitrofe alla pulitura.

 

 

⇒ QUI puoi trovare qualche info in più su come pulire la frutta e la verdura ⇐

 

#6

Dispenser sapone liquido

Quante volte abbiamo parlato di lavarci accuratamente le mani prima e mentre prepariamo delle pietanze??? Soprattutto se andiamo a manipolare alimenti che andranno in cottura e successivamente cibi già pronti per il consumo???

Ebbene sì! #SAFeatY vuole essere pratico e veloce!!!

Non c’è scelta migliore che preferire un bel dosatore o dispenser di sapone liquido e riporlo vicino al lavandino in cucina. Online ne troverete di moltissimi tipi, che variano per forma e colore, per essere perfettamente abbinati allo stile della vostra cucina.

 

 

Ma quali scegliere??? #SAFeatY vi consiglia di “lanciarvi” in quelli che rilasciano il sapone nel palmo della mano e che sono attivabili premendo con il dorso della stessa verso il basso, così da non contaminare lo stesso dosatore con le dita sporche o unte.

 

 

I dosatori automatici sono sempre più in voga, hanno un design molto elegante e raffinato e se ne trovano ormai anche ad un costo veramente contenuto.

 

 

#7

Macchina per il sottovuoto

Non può mancare che LEI, la macchina per eccellenza, colei che ci aiuta a conservare un alimento più a lungo nel tempo.

Dovete sapere che l’assenza contestuale di ossigeno e umidità inibisce la maggior parte di microrganismi come batteri, lieviti e muffe; questi infatti necessitano di ambienti ricchi di ossigeno e umidità per crescere e moltiplicarsi.

 

 

Questi microrganismi, sono da spesso alterano visivamente il prodotto e ne modificano addirittura l’odore, così come il colore e la consistenza.

Oltre a rallentare la crescita microbica, permettere di evitare notevolmente le alterazioni chimiche ed enzimatiche del prodotto (consistenza, odore, colore, sapore), creando il vuoto si frenano le ossidazioni dei grassi e l’irrancidimento, la perdita di colore, di consistenza e delle proprietà nutrizionali.

 

 

Il confezionamento sottovuoto come già sappiamo, consiste nella rimozione dell’aria dal contenitore dell’alimento che può essere un sacchetto, un contenitore solido o appositi barattoli.

 

 

A questo proposito vi posso consigliare una delle migliori macchine in commercio che ho avuto la possibilità di provare: In particolare FoodSaver® che di accessori ne ha tantissimi e facilissimi da usare, soprattutto versatili e per tantissimi tipi di matrice o scopo.

⇒ QUI puoi trovare qualche info in più sul sottovuoto e FoodSaver ⇐

 

 

 

Ora con questa lista completa non ti rimane altro che darti allo shopping più sfrenato!

Mi raccomando, acquista qualcosa di veramente #SAFeatY!!!

AH! Lascia un commento e condividi il post, così possiamo contagiare tutti per il BLACK FRIDAY!!

CIAO e grazieeee!!!

HALLOWEEN: dolcetto #SAFeatY o scherzetto?

 

Finalmente ritorna la rubrica sulla sicurezza alimentare raccontata con semplicità e commestibile a tutti.

 

 

#SAFeatY è tornato più carico che mai, del resto ho appena concluso la mia carriera universitaria e sono in attesa dell’esame di stato!!! 

(Ps. Per i curiosi, sto preparando una guida che riassuma la mia tesi sulla qualità dello street food.)

 

L’appuntamento mensile di ottobre non può che riguardare una ricorrenza che ha origini celtiche e anglosassoni per poi arrivare in Italia portando con sé il tipico consumismo americano.

 

 

Per chi è stato bambino, per chi ha dei figli ma soprattutto per chi ha voglia di anticipare il carnevale non può evitare di rimanere affascinato dalle leggende e dai misteri legati alla festa di Halloween.

 

Il “Trick or treat” o il “dolcetto e scherzetto” affascina sempre o ci fa comunque sorridere!!!

 

 

Quindi, che tu sia già adulto e con ancora una gran voglia di divertirti mascherandoti o che tu abbia dei teneri fantasmini impavidi che andranno a suonare i campanelli delle case, da bravo #Fuudler devi essere #SAFeatY.

 

[bctt tweet=”Eccoti i consigli per un “trick or treat” abbastanza #SAFeatY per sopravvivere alla notte degli spiriti!!!” via=”no”]

 

safeaty

 

#DOLCETTO

Quando i ragazzi escono in gruppo per fare il tour delle case è per riscuotere il prezioso dazio.

Come prima cosa occorre verificare l’integrità commerciale dei dolcetti donati ed è importante che questi non siano in alcun modo scaduti e/o alterati.

Gioca d’anticipo e cerca di far diminuire ai fantasmini la golosità di dolcetti servendo anticipatamente un’abbondante merenda prima dell’uscita serale.

Sarà utile dire ai propri ragazzi di portare a casa il bottino per “ispezionarlo” e con loro scegliere i dolcetti più sicuri e salubri.

 

 

È utile precisar che a causa dell’”appiccicosità” di alcuni dolciumi, specialmente se sprovvisti di incarto, vi si potrebbero aderire alcuni corpi estranei o altre particelle nocive con cui questi dolcetti potrebbero venire a contatto.

 

 

La matrice alimentare di cui sono costituiti è prevalentemente composta da un’elevata quantità di zuccheri che, in genere, non consentono la crescita di gran parte dei microrganismi, non eliminando però i possibili rischi dovuti alle contaminazioni crociate, soprattutto a causa della manipolazione.

La sicurezza igienico-sanitaria dei dolcetti viene valutata verificando la presenza o meno dell’integrità dell’incarto dell’azienda produttrice, l’assenza di alterazioni (come ad esempio il rilascio di liquidi o l’eventuale colonizzazione di insetti e/o parassiti).

 

 

Se la preparazione invece è casalinga è opportuno verificare l’adeguata cottura.

 

#SCHERZETTO

Poni l’attenzione sulle allergie alimentari: controlla l’etichetta (se presente) per assicurarti che l’allergene non sia presente; fai attenzione ai prodotti casalinghi di cui non conosci l’origine e gli ingredienti.

 

Nell’organizzazione della festa a casa, “Jack-o’-lantern” non ci deve spaventare!

Utilizza “le dritte” che #SAFeatY ti ha sempre dato, in particolare:

 

  • Ricorda che potresti incorrere in una malattia di origine alimentare dovuta alla possibile presenza nelle uova crude di microrganismi come: Salmonella e E. coli (per la tossina Shiga) assaggiando l’impasto crudo dei biscotti o della torta che stai amorevolmente infornando. ⇒ Approfondisci QUI! ⇐

 

 

  • Mantieni il finger food che deve essere servito freddo in frigorifero alla temperatura di refrigerazione (4° C) e servi il tutto appena arrivano gli ospiti, comprese le tartine, formaggi, tramezzini e i piatti freddi. Mantieni caldi (60° C) i cibi che sono stati preventivamente cotti, fino al momento di servirli.

 

 

  • Poni maggiore ATTENZIONE alle contaminazioni crociate provenienti dalle superfici dei taglieri, utensili e strofinacci con cui prepari gli stuzzichini, senza dimenticare che è sconsigliato mantenere i cibi e gli ingredienti deperibili a temperatura ambiente per più di 2 ore.

 

 

Ora hai la “zucca” a posto per avventurarti nella notte come Jack!!!

 

Buon Halloween e ricordati di condividere questo post, non puoi non essere #SAFeatY…. GRAZIE MILLE FUUUUDLER!!!

 

 

 

Fonti:

Food and Drug Administration – www.fda.gov

www.foodsafety.gov

E se il gelato lo fai in casa?

Eccoci qua con l’ultimo appuntamento estivo delle rubriche di #Fuudly, e non poteva che essere #SAFeatY a concludere e ad augurarvi una bellissima estate!

Proprio perché vi sento già frementi per la partenza verso le calde mete di questa bellissima penisola, vi rubo pochissimo tempo!!!

 

Oggi con #SAFeatY andiamo ad affogarci nell’alimento più consumato durante l’estate!

 

Che sia artigianale o non artigianale…il gelato rimane sempre il gelato e non cambierà mai la stupenda sensazione che ci regala appena lo degustiamo…soprattutto se siamo in spiaggia!

 

 

Negli ultimi mesi, ho letto moltissimi post in cui tantissimi amici si concedevano un minuto di relax degustando il gelato che loro stessi preparano in casa e proprio per questo non possono mancare i consigli di #SAFeatY.

 

Il gelato fatto in casa, molte volte nasconde qualche insidia, soprattutto se fra gli ingredienti utilizziamo uova,  latte o  frutta.

Le uova, infatti, sono un ingrediente standard nella maggior parte delle ricette per fare il gelato, proprio perché spesso costituisce la base di questo prodotto (base gialla). Queste, aggiungono sapore, colore, impediscono la cristallizzazione del ghiaccio e ne regalano una consistenza liscia e cremosa….chi riesce a resistere al gelato alla crema?

 

 

Esistono altri tipi di base; infatti può essere anche “bianca”, se non vi sono presenti le uova, ma solo il latte. Con questa base si producono gelati al latte o alla frutta (banana, cocco..ecc).

 

I gelati con sola frutta sono costituiti da una miscela a base d’acqua per la maggior parte delle volte.

 

Quando parliamo di gelato, ovviamente, pensiamo alla sua salubrità proprio perché conservato a temperature improponibili per la “vita”, invece non è proprio così!!!

 

Nei post scorsi, molte volte #SAFeatY vi ha invitato a lavare la frutta con determinate accortezze oppure a maneggiare le uova seguendo opportuni consigli. Attenzioni, queste, che servono per prevenire delle possibili tossinfezioni alimentari provocate dall’ eventuale presenza di microrganismi patogeni per l’uomo.

 

 

Microrganismi che sicuramente già conosciamo fosse solo perché sentiti nominati in qualche programma televisivo o nominati in ambiti più o meno scientifici ma che sottovalutiamo a causa della intensa vita frenetica che ci accomuna un po’ tutti.

Avremo sentito : Salmonella spp., Listeria spp., Yersinia spp., Norovirus..ecc. Microrganismi che proliferano in determinati habitat e che arrivano sul nostro piatto dalla materia prima oppure apportati da noi con qualche svista; solo per citarne alcuni.

 

 

I gelati che generalmente hanno base gialla o bianca, necessitano quindi di un processo di pastorizzazione, salvo l’uso di uova e/o latte già pastorizzate.

La pastorizzazione è un processo termico che abbatte la maggior parte dei microrganismi presenti nell’alimento attraverso il calore per un preciso periodo di tempo. Trattamento rivolto alle flore microbiche patogene per l’uomo e destinata anche a microrganismi alteranti i prodotti alimentari.

 

⇒ ATTENZIONE: questo processo diviene fondamentale se si vuole evitare di servire un gelato potenzialmente pericoloso!

 

[bctt tweet=” Ok, ma #SAFeatY come faccio a pastorizzare la base del #gelato in #casa???” via=”no”]

 

 

Ecco a te 3 rapidissimi consigli!!!

Ah, qui non troverai la ricetta del miglior gelato del mondo, quella la troverai su #Fuudly!!!

 

 

#1

Aggiungi le uova e il latte e gli ingredienti (zucchero, aromi…ecc) che trovi nella ricetta, all’interno del contenitore/pentola. (Se non conosci tutto delle tue uova, vai subito alla GUIDA: Le Uova: tutto ciò che devi sapere!)

 

#2

Cucina la miscela con delicatezza ad una temperatura di almeno 72° C mescolando costantemente.

La pastorizzazione o comunemente chiamata “cottura” tenderà ad eliminare i possibili microrganismi patogeni presenti (Salmonella spp.).

Per valutare la temperatura aiutati con un termometro da cucina! Se non ce l’hai lo puoi trovare in qualsiasi supermercato ad un piccolo prezzo.

Mi raccomando, non assaggiare il tutto da cucchiaio per sapere se è pronto il composto!

 

#3

Dopo la cottura, raffredda il tutto prima di aggiungere gli altri ingredienti e, successivamente, congela il tutto.

 

Se hai utilizzato una base senza uova, ma solo con il latte, questo è il momento giusto per aggiungere la frutta. Infatti, questa non va mai pastorizzata proprio perché il trattamento termico ne farebbe perdere il sapore ma attenzione: preparala pulita con molta attenzione. (Clicca sulla GUIDA di SAFeatY: Frutta, Verdura e Sicurezza Alimentare)


Piccola Curiosità:

I gelati alla frutta fatti con una miscela diversa da quelle citate precedentemente, costituita con una base d’acqua, non necessitano della pastorizzazione in quanto, il pH acido (4.5-3.0) della frutta utilizzata, impedisce ugualmente l’eccessiva proliferazione microbica. E’ anche ovvio che l’uso del calore “rovinerebbe” il sapore che invece deve essere esaltato.


 

 

Spero di non averti rubato troppo tempo per la tua “pausa gelato”!!!

Ora non ti resta che trovare una buonissima ricetta e condividere l’estate di questo post!!!

 

 

Grazie e buone vacanzeeee!!!!

 

 

Fonti:

Food and Drug Administration – www.fda.gov

www.foodsafety.gov

Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – www.izsvenezie.it

Frullati, centrifughe, smoothies e la sicurezza alimentare? ECCO COME!

L’estate c’è!

Il sole c’è!

…e i fuudler???

A 9 giorni dal solstizio d’estate, condivida il post il #fuudler che si sta sciogliendo sotto il calore e l’afa cittadina o della spiaggia!!!

 

Ben ritornati nel nostro azzurrissimo appuntamento mensile tutto #SAFeatY.

 

L’estate, il sole, la sabbia, le pause pomeridiane dallo studio o dal lavoro fanno crescere a dismisura la voglia di frutta fresca!

Che la frutta sia in pezzi, spremuta, frullata, centrifugata, pestata nei cocktail o negli smoothies, non importa basta che disseti!

 

Per non parlare dell’ultima “tendenza”: diete detox; mettendola sul podio come una protagonista, artefice della nostra prova costume!

 

 

Pure #SAFeatY ci tiene alla vostra prova costume ma, ancor più, si sente come un bagnino pronto a salvarvi da qualche abitudine non corretta che potrebbe mettere a repentaglio la vostra estate!

 

 

Quante volte compriamo una bella anguria al supermercato o al bar della spiaggia oppure ci prepariamo una colorata macedonia pronta per “dissetarci” dopo una camminata in montagna?

 

Alzi la mano chi non ha rispolverato la macchina delle centrifughe con l’inizio dell’estate anche solo per il puro piacere di usarla e, quindi, abbiamo svuotato il reparto frutta del fruttivendolo???

 

L’unico comune denominatore? LA FRUTTA!!!

 

[bctt tweet=”Se la #frutta è #SAFeatY anche le vostre giornate lo saranno senza l’arrivo di spiacevoli inconvenienti.” via=”no”]

 

I succhi di frutta e tutti i prodotti fatti in casa, derivati dalla frutta, sono prima di tutto sani perché ricchi di sostanze antiossidanti, composti fenolici, vitamine, sali minerali, fibre, (ecc..) ma ora sta a noi renderli e mantenerli salubri. Si potrebbe semplicemente pastorizzarli (cuocerli) prima d’essere bevuti, ma tutto ciò ne cambierebbe la qualità organolettica del gusto, oltre a degradare, con il calore, le benefiche caratteristiche salutari (vitamine…).

Già nel post → “FRUTTA, VERDURA E SICUREZZA ALIMENTARE: LA GUIDA #SAFeatY” ← si parlava di come comportarsi con la frutta (e la verdura), la GUIDA #SAFeatY, infatti è completa in ogni suo piccolo particolare e curiosità, manca però un piccolo particolare…

 

[bctt tweet=”Quali accortezze dobbiamo adottare con le centrifughe di frutta, le spremute o le macedonie #SAFeatY ?” via=”no”]

 

Come scrivevo nel post scorso, ricordiamoci che molte tossinfezioni alimentari sono associate a prodotti di origine vegetale, questo perché le superfici dei frutti sono particolarmente complesse e facilitano l’aderenza delle “particelle” virali e batteriche. “Particelle” o agenti patogeni che possono essere: Salmonella, Listeria Monocytogenes, Escherichia Coli, Yersinia Enterocolitica, Campylobacter, Norovirus…ecc.

 

Anche il loro naturale deperimento contribuisce e favorisce la flora presente creando un substrato ottimale per la loro moltiplicazione favorendo, ulteriormente, il deperimento del vegetale.

 

Queste flore microbiche aumenteranno una volta che il frutto viene tagliato, sminuzzato o reso poltiglia, perché vi è il loro parziale dilavamento dalla superficie e conseguente contaminazione della nostra fresca e dissetante bevanda. L’habitat diventa ideale se il succo non raggiunge pH sufficientemente acidi e se non viene consumato istantaneamente, ma al contrario, conservato a temperatura ambiente per ore, il tutto aiutato da uno scarso e frettoloso lavaggio esterno. La possibilità, quindi, di incontrare microrganismi patogeni accresce a dismisura il rischio con la possibilità di sviluppare una malattia di origine alimentare.

Immaginatevi uno smoothies, dove la frutta viene completamente frullata per ottenerlo.

 

[bctt tweet=”Ecco i consigli per questa afosa #estate !!! Ecco delle #centrifughe , #smoothies e spremute #SAFetaY !” via=”no”]

 

 

#ACQUISTIAMO

  • Consiglio di comprare prodotti di stagione perché maturati naturalmente e con ridotta presenza di conservanti. Avranno un sapore migliore, soprattutto se sono prodotti locali e, quindi, più freschi.

 

  • Mi raccomando, informati sulla provenienza dei prodotti, evitando quelli provenienti dalle aree inquinate (metalli pesanti, diossine, bifenili policlorurati PCB, IPA, sostanze perfluoroalchiliche PFAS).

 

  • Evitare chiaramente i prodotti danneggiati o ammuffiti (raro trovarli), sono un ricettacolo di microrganismi alteranti e di possibili patogeni; meglio tenerli alla larga dal nostro frigorifero.

 

  • Devono avere una buona consistenza, senza raggrinzimenti.

 

⇒    NON AVER PAURA, se il prodotto non è eccessivamente ammaccato, è comunque molto buono, salubre e salutare, non vengono meno le sue proprietà nutrizionali…puoi comunque compralo!!!

 

  • Utilizza una borsa/sacchetto differente per la frutta e verdura fresca che funga da barriera fisica da possibili contatti con le confezioni di carne cruda o prodotti del pescato nel carrello.

 

 

#PULIAMO

  • Prima di lavare i frutti è importante lavarsi prima le mani con acqua e sapone per 30-40 secondi (anche dopo aver maneggiato la frutta fresca) → Prendi spunto da QUI!

 

 

  • Sanificare le superfici (piatti, contenitori) prima e dopo il taglio o la preparazione della frutta lavata, gli utensili e i taglieri utilizzati in precedenza con altri prodotti crudi (carne, pollo…ecc) e asciugarli, preferibilmente, con carta a perdere (Scottex o tovaglioli). Ovviamente sarebbe consigliabile munirsi di utensili, taglieri e superfici (piatti) differenti, da quelli utilizzati in precedenza come appoggio per i frutti ancora da lavare. Prendi spunto dalla → GUIDA #SAFeatY !

 

 

  • Lavare tutta la frutta sotto l’acqua corrente prima di tagliarla; il lavaggio è fondamentale per i prodotti che verranno tagliati, anche per quelli che verranno sbucciati. Spesso i batteri dalla buccia, con il coltello, vengono introdotti nella polpa che aiuterà il loro sviluppo anche durante la conservazione a temperatura ambiente (e per alcuni patogeni anche a temperatura di refrigerazione) una vera e propria popolazione microbica, invisibile ad occhio nudo, ma rischiosa per la nostra salute.

 

 

  • Non lavare/sciacquare la frutta con saponi/detersivi/candeggina o prodotti non adatti e non affini al consumo umano. Come ulteriore precauzione, per rimuovere efficacemente ogni residuo superficiale, utilizza una piccola spazzola o strofina con decisione, infatti, l’azione meccanica aiuta moltissimo soprattutto con alimenti come i meloni e anguria dove, molto spesso, ci sono i residui di terra!

 

  • Se si vuole adottare un sanificante per il lavaggio di questi prodotti, consiglio quelli a base clorata poi, in ordine decrescente di aggressività verso i microrganismi, abbiamo: i peracidi, l’aceto, il bicarbonato e l’acqua.

 

  • Rimuovere le parti danneggiate dove s’insidiano i microrganismi alteranti come le muffe e altre famiglie microbiche accelerando il deperimento e aumentando in seguito lo scarto.

 

 

  • Sanifica con accuratezza il frullatore, la centrifuga o la macchina che utilizzi perché con il tempo si potrebbero creare degli aggregati batterici, chiamati biofilm, che sono un habitat ideale per i batteri patogeni e, quindi, potenziali inquinanti per i frullati o succhi futuri.

 

 

# CONSERVIAMO

La corretta conservazione dei prodotti freschi può influenzare la qualità e la sicurezza della nostra salute.

  • I prodotti deperibili come fragole, anguria, melone, albicocche e quelli acquistati pre-tagliati o sbucciati…ecc, vanno mantenuti in frigorifero ad una temperatura non superiore di 4 ° C  →  cassetti inferiori.

 

  • Poni in frigorifero, entro le 2 ore successive la preparazione macedonia: inibirai la crescita microbica potenzialmente presente a seguito delle operazioni di taglio e preparazione.

 

Ora non ci resta che goderci l’estate e berci in riva al mare o nel lettino in giardino, la nostra centrifuga, con gusto e la serenità di essere sempre più #SAFeatY !!!

 

Buona estate #Fuudler…ah mi raccomando, se ti porti il cibo in spiaggia, portalo con un frigorifero portatile!!!

E ricordati che se ti sei sciolto dall’afa, devi condividere il post!!! GRAZIE!

 

 

Fonti:

Food and Drug Administration – www.fda.gov

www.fightbac.org

www.foodsafety.gov

Centers for Disease Control and Prevention – www.cdc.gov

www.salepepesicurezza.it

STORIE DI UN TERMOMETRO IN CUCINA!

Ciao #Fuudler, ben ritornato in questo appuntamento mensile con la rubrica più azzurra di #Fuudly !!!

 

Con #SAFeatY, oggi parliamo di un oggetto comune a tutti ma che in pochi conoscono e tengono nelle proprie cucine.

Anche se lo avete già capito dal titolo, facciamo un passo alla volta!!!

 

Quante volte ci capita di preparare delle meravigliose pietanze e, durante la cottura, porci sempre la solita domanda: <<…sarà cotto?!?>>.

 

Una risposta a queste domande ci sarebbe e non è affatto scontata.

 

Molte volte ci capita di dover interpretare la giusta cottura dei nostri cibi semplicemente guardandone il colore  spesso esagerando col pericolo di “bruciarli”!  Viceversa, col timore di bruciare la nostra pietanza, rischiamo  di servire  una involontaria “cruditè” a chi ci fa compagnia.

 

 

Molte volte, valutare la perfetta cottura di un alimento solamente attraverso un “Pantone” ideale “del cotto” non ci protegge dagli eventuali rischi microbiologici e chimici. La cottura, infatti, è una fase fondamentale per gli alimenti; essa varia a seconda delle ricette e dal tipo di alimento che viene preparato. Il calore della cottura rende più commestibili e più digeribili gli alimenti stessi arricchendoli, allo stesso tempo, di sapori, odori e colori.

 

[bctt tweet=”Ma #SAFeatY, a che rischi ti riferisci parlando di cottura degli alimenti?” via=”no”]

 

I rischi sono per la maggior parte microbiologici come  abbiamo già parlato  in altri post. La carne o il pesce crudo (uova, molluschi ecc..) proprio per  loro natura e per i pericoli igienici durante le fasi della loro preparazione  ( ad esempio la filiera produttiva, gli utensili non sanificati, oppure il tempo che trascorrono fuori dal frigorifero…ecc) possono arrivare nelle nostre pentole con un bagaglio microbiologico non indifferente, con la possibile presenza di batteri patogeni e microrganismi alteranti in grosse quantità oltre alla presenza di tossine prodotte da alcuni di essi.

 

 

Basti pensare alla carne macinata  in cui alcuni  batteri patogeni, potenzialmente pericolosi per la nostra salute, proliferano con molta facilità poiché l’habitat che si va costituendo ne favorisce la loro crescita e, di conseguenza, aumenta il loro pericolo se ingeriti con la carne cosi preparata se consumata cruda o poco cotta.

 

Facilmente individuabili in quest’ultimo prodotto, carni macinate, sono i seguenti microrganismi: E. coli, Campylobacter spp., Salmonella spp. e Yersinia enterocolitica, tutti patogeni molto sensibili al calore e alla cottura, pronti a provocare una malattia di origine alimentare, soprattutto nei  bambini o in persone debilitate ( o anziane).

 

Un altro esempio di rischio biologico può essere la cottura di molluschi bivalvi come le  vongole. Infatti, in uno studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie viene consigliata una cottura di almeno 10 minuti a temperatura di ebollizione (100°C) per  2 minuti minimo (tempo necessario affinché i molluschi si possano aprire), questo tempo e questa temperatura permettono di devitalizzare  Norovirus che è uno dei più diffusi responsabili di gastroenteriti acute di origine non batterica oltre al  virus responsabile  dell’Epatite di tipo A.

 

Questi tipi di rischio sono facilmente eliminabili, grazie ad una buona cottura dell’alimento.

 

ATTENZIONE: Se cuocere troppo poco ci fa incorrere nel rischio della presenza di microrganismi patogeni, al contrario , cuocere eccessivamente implica  bruciatura che in molti casi è causa della liberazione di prodotti della combustione, comportando all’uomo, un rischio chimico.

 

 

È quindi indispensabile tenere sotto controllo i nostri alimenti quando li cuciniamo e non abbandonarli al loro ignoto destino mentre saltano nella  padella. Per avere la certezza e la risposta alle domande che tutti i giorni ci risuonano nelle orecchie e per tenere sotto controllo il processo di cottura,  diventa fondamentale l’utilizzo di uno strumento che sempre più diventa necessario nelle nostre cucine.

Di cosa parliamo???

[bctt tweet=”Il #termometro per #alimenti!!! Più #SAFeatY di così!!!” via=”no”]

 

In questo post non troverai un link che ti indirizzerà in qualche sito dove lo puoi comprare e nemmeno la recensione sul miglior modello ma scoprirai come usarlo e perché!!!

Sono ancora troppe le persone che si fidano del “Pantone del cotto”!

E quante altre volte siamo i primi ad infornare un pasticcio e andare a vedere con la forchetta se dentro è abbastanza cotto o, peggio ancora, trovarsi nel piatto un petto di pollo al sangue!!!???

 

Proprio per questo, il termometro per alimenti ci viene incontro e ci dà la sicurezza di mangiare con eccellente risultato un succulento piatto.

 

Potrebbe sembrare eccessivo dotarsi di un termometro da cucina per controllare la cottura a cuore che dovrebbe raggiungere almeno i  72° C (per quanto riguarda le carni macinate). Questi strumenti sono reperibili a basso costo in molti negozi e megastore. Il loro utilizzo ci aiuta ad avere una ragionevole certezza dell’efficacia della cottura  e, non ultimo, aiutano anche i meno esperti a non “carbonizzare” le pietanze rendendole salubri e gustose.

Il termometro lo si utilizza per verificare principalmente se è stata raggiunta una certa temperatura al centro del prodotto: misurazione che di solito non viene effettuata ripetutamente  ma solamente  a fine cottura penetrando con la sonda (grosso spillo, lungo in media 10/15 cm, dipende dal tipo di termometro) l’alimento.

 

COSA EVITARE QUANDO SI MISURA LA TEMPERATURA con il termometro?

Assicurarsi di non toccare con lo spillo (sonda) del termometro:

  • Ossa
  • Porzioni grasse
  • Il contenitore che si utilizza (pentola, griglia, contenitori di ceramica..ecc)

Questi materiali e/o sostanze possono produrre un dato non reale, bensì artefatto dalle caratteristiche di queste superfici.

 

E se vi dicessi che gli alimenti oltre alla cottura hanno bisogno anche di un TEMPO DI RIPOSO???

 

Il tempo di riposo è il tempo che intercorre dal termine della cottura e la porzionatura nel piatto in cui l’alimento permane alla temperatura di cottura benché sia stato rimosso dalla fonte di calore. Questo intervallo di tempo è comunque utile, a fini microbiologici, per assicurare salubrità alla pietanza durante il porzionamento evitando, grazie al calore posseduto, la sopravvivenza di microrganismi trasportati dagli utensili utilizzati per il depezzamento.  Ha la durata di 3 minuti.


Food Safety and Inspection Service – USDA, suggerisce di abbassare la temperatura di cottura a 63°C per i tagli di manzo e arrosti di carne (non pollo o macinati)  aumentando però il tempo di riposo, per poter assaporare al meglio l’alimento senza alcun rischio. Tale trattamento equivale alla cottura standard al cuore del prodotto di 72°C.

CURIOSITA’: in una bistecca i microrganismi patogeni sono localizzati solo nella superficie esterna. Quest’ultima, durante la cottura, viene a contatto con la piastra rovente subendo un processo di  “sterilizzazione” superficiale.  Proprio per questo presupposto una carne “al sangue”, che appaga molti consumatori, non risulta pericolosa anche se è preferibile comunque consumare carne e altri cibi ben cotti!

 

Ed ora, un’ultima cosa prima di darvi le temperature!!!

COME SANIFICARLO!

Un’ottima sanificazione degli utensili in cucina ci aiuta a prevenire le malattie di origine alimentare eliminando le contaminazioni crociate.  Proprio per questo, prima e subito dopo ogni utilizzo, detergilo accuratamente con acqua calda e sapone o con soluzioni igienizzanti spray. Fai attenzione a non ledere la parte elettronica dello strumento e asciugalo con la carta usa e getta pulita.


Segui queste temperature:

  • macinati di manzo, maiale, agnello, pollo, tacchino  ⇒  72°C
  • tagliate di carne e pesce  ⇒  63° C + 3 minuti di riposo o 72°C
  • piatti a base d’uovo (torte salate..)  ⇒  72°C
  • arrosti, cosce di pollo e tacchino  ⇒  74°C

 

Ora non ti rimane che comprarne uno e provarlo subito!!!

SII #SAFeatY e Condividi!!!

 

 

 

Fonti:

www.ilfattoalimentare.it

www.fsis.usda.gov

www.foodsafety.gov

www.salepepesicurezza.it

Le Uova: tutto ciò che devi sapere!

Buon giorno amici di #Fuudly, la rubrica di #SAFeatY ritorna più carica che mai dopo le vacanze pasquali!!!

Pranzi infiniti, grigliate, uova di pasqua e colombe e tutto ciò che di goloso c’è su questo pianeta, hanno regnato sulle nostre tavole il giorno di Pasqua e nei nostri pic-nic di pasquetta.

 

È proprio pensando alle uova Pasquali che #SAFeatY ha deciso di raccontarvi qualcosa di interessante riguardo le uova vere e proprie!!!

 

Sì, proprio le uova!!!

 

Le uova sono uno degli alimenti più antichi, ci si chiede addirittura “è nato prima l’uovo o la gallina?”

Mi dispiace, oggi non cercheremo una risposta a questo dilemma, tutt’al più scopriremo come non “rompere le uova nel paniere”.

 

Scherzi a parte, le uova fanno parte della nostra dieta quasi quotidiana, le ritroviamo nella pasta, nei sughi (carbonara), come condimento nelle insalate, nella frittata, nei dolci, nelle torte salate, nelle salse (maionese), nei gelati,  creme (zabaione), cucinate e preparate nei modi più svariati. Possono essere sode, in camicia, in padella (occhio di bue),  fritte, nei piatti più diversi e più disparati…le uova sono quasi ovunque.

 

 

È un ingrediente fondamentale e ampiamente usato perché ricco di proteine, vitamine A e D oltre a fosforo, ferro e magnesio ma è necessario sapere che è anche la più importante fonte di un microrganismo patogeno molto noto: la Salmonella spp.

 

Ed ecco che #SAFeatY è pronto per aiutarci a non commettere errori!!!

 

Un passo per volta e qualche consiglio utile!!!

Saranno rapidissimi, quindi, mi raccomando bisogna essere veloci a leggerli ma senza saltarne alcuno!!!

 

Capiamo insieme come poter diminuire le probabilità di contrarre una tossinfezione alimentare da Salmonella (la famigerata Salmonellosi).

 

La salmonellosi può essere una malattia grave ed è più pericolosa se coloro che la contraggono sono bambini, donne incinte, anziani o persone con un sistema immunitario indebolito o che hanno malattie debilitanti. Nella maggior parte dei casi, la malattia è autolimitante, si risolve da sola nel giro di  4-7 giorni e le persone recuperano senza trattamento antibiotico. I sintomi della malattia però, si manifestano con: diarrea, disidratazione, febbre persistente e crampi addominali. NON è affatto una passeggiata!

 I sintomi compaiono tipicamente dalle 6 alle 48 ore (anche se questo periodo può raggiungere tempi più dilatati 12 – 72 ore) dopo aver mangiato un cibo contaminato. L’infezione a volte lascia strascichi piuttosto consistenti infatti, ci vogliono mesi perché l’ammalato recuperi del tutto la sua funzionalità intestinali e può essere talmente grave da richiedere l’ospedalizzazione a causa della comparsa di alcune complicazioni croniche.

La maggior parte delle persone che contrae questo microrganismo, raramente si rivolge ad un ospedale, proprio perché i sintomi si possono confondere a prima vista con quelli delle classiche influenze stagionali e questo comporta ad avere una scadente casistica che possa interessare la popolazione per scovare i reali focolai. Comunicare i focolai sospetti di malattie di origine alimentare, peretterebbe al servizio Sanitario locale di identificare i focolai stessi e di aiutare le persone stesse.

L’uovo quindi, oltre ad essere di per sè un possibile allergene, può diventare un possibile veicolo di questa tossinfezione.

 

[bctt tweet=”#SAFeatY, come possiamo abbassare i rischi di #salmonellosi con le #uova???” via=”no”]

Le uova fortunatamente si sanno difendere molto bene, perché sono costituite da non poche prove di forza per i microrganismi indesiderati. Esse hanno moltissime barriere per difendersi. Possiedono barriere fisiche come la cuticola, il guscio, la membrana del guscio, la viscosità dell’albume e le calaze del tuorlo.

Inoltre hanno anche barriere chimiche e “super-tecnologiche” come: il pH dell’albume, il lisozima, l’avidina, flavoproteina e altre molecole proteiche inibitrici.

 

 

Oltre a queste enormi barriere naturali, dobbiamo aggiungere anche i fattori legati all’igiene e alla sicurezza degli operatori del settore alimentare e alle regolamentazioni molto ristrettive del nostro paese e della Comunità Europea, che vanno ad interessarsi del luogo di deposizione, lettiere, superfici, aria, manipolazioni successive ecc…

 

È noto però che il 90% delle contaminazioni, avvengano dopo l’ovodeposizione, comprendendo quindi anche le dimenticanze di noi consumatori!

 

I possibili rischi nei quali potremmo inciampare possiamo annullarli con qualche accortezza…

 

SEMPLICE! Seguimi rapidamente!!!

 

#1

quando acquistiamo

Normalmente le uova non sono mantenute a temperatura di refrigerazione quando le compriamo al supermercato o quando le compriamo dai piccoli produttori a km0, ma queste vengono pulite e confezionate nell’apposita e famosa confezione di cartone che riporta:

  • N° delle uova
  • Data di scadenza o termine minimo di scadenza
  • Data deposizione
  • Nome, marchio, codice identificativo del centro di imballaggio
  • Modalità di conservazione
  • La categoria di peso

 

Quando le acquistiamo dobbiamo:  

  • Scegliere e valutare le informazioni scritte sulla confezione;
  • controllare che le uova siano pulite e non abbiano residui organici (dell’ovaiola che le ha prodotte);
  • controllare l’integrità dei gusci;

A volte può capitare che durante il trasporto, qualche guscio si rompa a causa nostra. In questo caso rompere l’uovo e mettere il contenuto in una ciottola pulita, ricoprila ermeticamente, conservalo in frigorifero e consumarlo cotto entro 2 giorni.

 

#2

per conservarle

Una volta arrivati a casa le uova:

  • devono essere mantenute all’interno della loro confezione, che le protegge dall’umidità interna del frigorifero prevenendone la condensa superficiale → “la più grande nemica”. Questa, andrebbe a dilavare lo strato naturale di lisozima presente sulla superfice porosa del guscio ( permette gli scambi di ossigeno). Il Lisozima è un importante enzima battericida che funge da barriera attiva, che verrebbe eliminata se le uova venissero lavate prima di conservarle e ne permetterebbe la penetrazione dei microrganismi all’interno;

 

  • non devono essere lavate perché sulla superficie, i microrganismi patogeni, se presenti, andresti a spargerli sulle superfici vicine al lavandino, contaminando mani e strofinacci. Inoltre li aiuteresti nella penetrazione del guscio;
  • devono essere mantenute in frigorifero a temperatura di refrigerazione (4° C) nella parte più fredda e bassa per prolungarle la conservazione, inibire e contenere così la crescita dei microrganismi indesiderati. Il famoso “luogo asciutto e riparato” andrebbe bene se queste venissero consumate nei giorni successivi o in breve tempo;
  • consumarle entro le 3 settimane, per apprezzarne la miglior qualità.

 


Un occhio alla Fonte: 

Se la Salmonella spp. è presente all’interno delle uova, può moltiplicarsi più rapidamente se è a temperatura ambiente e con l’aumentare del tempo di conservazione, tuttavia la completa cottura delle uova può ridurre il rischio di infezione, come spiega John Griffin (Presidente  del  Gruppo di Esperti Scientifici sui Pericoli Biologici). Dunque tenere le uova in frigorifero è l’unico modo di ridurre il maggior rischio di infezioni dovuto alla lunga conservazione (EFSA-European Food Safety Authority).


Ora gli ultimi due step!

 

 

#3

si cucina

Quando si cucina avviene la magia, uova strapazzate ovunque, i gusci saltano, cucchiai e fruste volano.

“Ci vuole calma e sangue freddoooo, calma ohohho…”  tutti ricordiamo questo famoso ritornello…

  • Raccolti i tuorli, allontana i gusci delle uova dal piano di lavoro della tua cucina o, meglio ancora, raccogli i gusci in un pezzo di carta pulito durante la sgusciatura per non contaminare le superfici sottostanti. Evita se riesci, che ti cadano pezzi di guscio nell’impasto.
  • Sanifica gli utensili e le superfici che sono venute a contatto con il guscio delle uova o con le uova crude, prima di usarli per altre preparazioni, attenzione quindi alle contaminazioni crociate. Leggi la GUIDA: I tuoi utensili da cucina ti implorano: SANIFICACI!!!

 

 

  • Se fai delle pause durante la preparazione di qualche pietanza (es. scappa il cane) riponi il composto in frigorifero.
  • Che sia per le torte, che sia per una frittata o qualsiasi altra preparazione, cuoci il composto (il tuorlo e gli altri ingredienti) fino a raggiungere una temperatura non inferiore i 71° C al cuore dello stesso, questa temperatura è fondamentale per eliminare i nostri rischi e per disattivare le sostanze che andrebbero a bloccare l’assimilazione dei principi nutritivi.

 


  • La cottura per le uova strapazzate, fritte e in camicia è fondamentale, se non hai un termometro per alimenti a casa (lo puoi acquistare ovunque ad un piccolo prezzo), un buon metodo per valutare l’ottima cottura del tuo occhio di bue è vedere il tuorlo e l’albume (bianco) entrambi sodi, fermi e non gocciolanti.

 

 

  • Per le ricette (dolci) in cui richiedono l’utilizzo delle uova crude o poco cotte, utilizzare solo le uova della CATEGORIA di Freschezza “A EXTRAFRESCHE” che a differenza delle uova di “CATEGORIA A” e “B”, sono dal 3° al 9° giorno dalla deposizione, oppure utilizza ovoprodotti pastorizzati, eliminando ogni possibile rischio.

 

  • Per la realizzazione di alcuni dolci o salse (zabaione..ecc): cuoci e scalda delicatamente il composto (il tuorlo e gli altri ingredienti) fino a raggiungere una temperatura non inferiore i 71° C al cuore dello stesso, mescolando continuamente, oppure utilizza le uova pastorizzate.
  • Per le uova sode, apprestati a cucinare solo le uova con il guscio pulito.

 

ATTENZIONE: non leccare la frusta o assaggiare dal cucchiaio se il tutto non è ben cotto!!! Comunque utilizza una stoviglia pulita ad ogni assaggio per non contaminare il preparato con la flora presente nel cavo orale.

 

#4

si impiatta

  • Servire le ricette subito dopo la cottura e riporle in frigorifero entro le 2 ore dalla preparazione.
  • Se sei in attesa di finire il prima portata o attendi l’arrivo degli ospiti, mantieni calde le pietanze che hanno subito la cottura e mantieni a temperatura di refrigerazione le ricette nelle quali sono state utilizzate le uova crude o poco cotte.

 

 

  • Quando utilizzi le uova sode all’interno dei tuoi pasti (insalate, panini…ecc) in ufficio a scuola o all’università, mantienile sempre a temperatura di refrigerazione utilizzando delle borse termiche e qualche “ghiaccetto” o “siberino”, per mantenere le basse temperature.

 

 

  • Riponete gli avanzi caldi in frigorifero, suddividendoli in piccoli e bassi contenitori, così da dissipare più velocemente il calore e abbassare la temperatura più velocemente possibile.

 

La conservazione delle uova non è infinita!

  • Uova sode (intere o sgusciate) – max 1 settimana
  • Avanzi di ricette con l’uovo (torte salate, frittate…ecc) – max ¾ giorni
  • Bianchi d’uovo crudo – 2/4 giorni
  • Tuorli d’uova fresche – 2/4 giorni
  • Creme 2/4 giorni

 

Ah!…se andate al ristorante, chiedete che siano ben cotte le uova!

 

 

Piccole curiosità:

  1. Il colore del guscio non è influenzato dalla quantità di nutrienti presenti nelle uova stesse, ma dalla razza dell’ovaiola.
  2. Il bianco d’uovo (l’albume) più è nebuloso/opaco e più l’uovo è fresco, il contrario se è chiaro.
  3. Se l’albume d’uovo è rosa, iridescente, verdastro quasi fluorescente vi è un deterioramento da parte di microrganismi alteranti come Pseudomonas spp….forse è meglio buttarlo!!!
  4. Il colore del tuorlo (il giallo) varia a seconda della dieta della gallina.
  5. Il tuorlo cotto tende al verde? L’avete cotto troppo ed è causato dai composti naturali di zolfo e ferro presenti nell’uovo che reagiscono sulla superfice del tuorlo. Questo viraggio può anche essere causato dall’elevata quantità di ferro nell’acqua di cottura, ma comunque è sicuro e salubre.
  6. Più l’uovo è fresco e più sarà difficile da sgusciare quando sarà sodo. Questo fenomeno è dovuto alla piccola bolla d’aria presente nell’estremità più grande dell’uovo stesso. Più piccola è la bolla d’aria e più difficile sarà sgusciarlo

 

Ora conoscete proprio tutto sulle uova!!!

Potete sbizzarrirvi ai fornelli, conoscendo tutti i rischi, ma sopratutto come evitarli.

 

Ciao #fuudler!!! Aiutarmi a condividere, così siamo tutti un po’ più #SAFeatY!!!

 

 

 

 

Fonti:

European Food Safety Authority – www.efsa.europea.eu

U.S. Department of Agriculture – www.usda.gov

Center of Disease Control end Prevention – www.cdc.gov

Food and Drug Administration – www.fda.gov

www.foodsafety.gov

www.salepepesicurezza.it

 

 

 

È PRIMAVERA: IL FRIGORIFERO HA BISOGNO DI TE!!!

#Fuudler di tutt’Italia, la primavera è arrivata, così come il nostro appuntamento mensile con la rubrica sulla sicurezza alimentare di casa.

 

Pochi giorni fa, il 20 marzo, è iniziata la nuova stagione e con lei le fatidiche pulizie di primavera!!!

 

Già l’anno scorso questa rubrica aveva parlato della sanificazione del nostro El Dorado, il frigorifero, ma quest’anno #SAFeatY oltre a ricordarci di farlo periodicamente, aggiorna la lista dei consigli.

 

Procediamo con semplici e veloci step.

 

Il frigorifero è da considerarsi l’elettrodomestico più importante per un’abitazione infatti non appena acquistiamo del cibo lo riponiamo, quanto prima al suo interno.  

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Essendo un elettrodomestico che custodisce preziosamente le nostre fonti alimentari e quindi particolarmente delicato deve, altrettanto, ricevere le nostre maggiori attenzioni che, banalmente, si riducono ad alcune periodiche pulizie.

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Quanto sono puliti i frigoriferi nelle nostre case?

Non così tanto quanto possiamo immaginare, anzi, il frigorifero è un vero e proprio resort dei batteri.

Al suo interno, infatti, albergano numerose colonie batteriche e diverse specie di muffe, veicolate nei nostri frigoriferi attraverso i cibi e le diverse derrate alimentari che vi riponiamo. Tra questi microrganismi ne possiamo elencare alcuni che sono per lo più i batteri innocui come Pseudomonas spp., considerati veri e propri batteri alteranti dei cibi, talvolta però troviamo anche batteri patogeni (batteri cattivi, che però in genere non alterano le caratteristiche chimico-fisico  e organolettiche, ovvero il colore , il sapore, l’aspetto dell’alimento e le caratteristiche nutrizionali). Tra i batteri patogeni noti si possono elencare: Salmonella spp., Bacillus cereus, stafilococchi coagulasi positivi, Yersinia enterocolitica e Listeria monocytogenes che tra i patogeni riesce a sopravvivere e a moltiplicare anche a basse temperature, come quelle di refrigerazione dei nostri elettrodomestici.

 

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La maggior parte dei microrganismi si annidano nelle parti più basse e/o in pendenza dei nostri apparecchi, per essere più chiari, nell’ultimo ripiano in basso sopra lo spazio riservato ai contenitori degli ortaggi, nel quale si raccolgono le gocce di condensa dei ripiani superiori. Infatti, tali gocciolii trascinano nelle parti sottostanti flore microbiche che avevano colonizzato precedentemente i ripiani superiori.

 

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La refrigerazione degli alimenti è importantissima, in quanto rallenta, inibisce o impedisce la moltiplicazione e la sopravvivenza di molti microrganismi, così come la cottura a temperature superiori ai 60 °C (al cuore del prodotto), in questo modo si inattivano la maggior parte delle flore microbiche le quali, altrimenti troverebbero terreno fertile per moltiplicarvi più e più volte, ad esempio raddoppiando ogni 8 o 20 minuti la loro quantità.

Proprio queste due azioni: la refrigerazione e la cottura a temperature elevate conferiscono perciò buona parte della salubrità dei nostri cibi.

 

[bctt tweet=”Come ci arrivano questi batteri, dentro il frigorifero, #SAFeatY ??? ” via=”no”]

Li portiamo noi, con i nostri alimenti!

Passiamo alla pratica!

Il frigorifero di un amante del cibo non può che essere sanificato alla perfezione!

La sanificazione però deve essere preceduta da alcuni consigli fondamentali…anche per un #foodl♥ver!

Eccone 9…sono velocissimi!!

 

#1

VERIFICA LA TEMPERATURA ALL’INTERNO DEL TUO FRIGORIFERO

La temperatura interna deve essere in media di 4-5 °C per conservare nel modo migliore i tuoi cibi, bloccando la crescita della maggior parte dei microrganismi presenti.

Come verificare la temperatura ? Poni un normale termometro all’interno del frigorifero sui diversi scomparti o ripiani, in questo modo potrai verificarne l’efficienza e regolarne la potenza, abbassando o alzando la temperatura.

Nel freezer dovrebbe misurare -18 °C.

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#2

OGNI ZONA DEL FRIGORIFERO MANTIENE TEMPERATURE DIVERSE

Il punto più freddo??? La mensola più bassa (circa 2-3 °C), subito sopra il cassetto della frutta e verdura .

La parte meno fredda? Lo sportello…

 

#3

NON CONSERVARE GLI ALIMENTI OLTRE LA LORO DATA DI SCADENZA

L’ovvietà più grande del mondo, ma non molti sanno che oltre a perdere le caratteristiche tipiche iniziali (profumo, gusto, consistenza), l’alimento può anche rappresentare un pericolo per chi lo mangia, ma anche per gli altri alimenti che sono adiacenti in fianco, all’interno del frigo (confezione aperta).

Nel momento in cui pulisci il frigorifero, porta con te il sacco della spazzatura, controlla le date di scadenza di tutti i prodotti che hai all’interno del frigorifero, anche dei condimenti. Mi raccomando, elimina gli alimenti che sono scaduti perchè non sono più salubri al consumo.

Ricorda: molti batteri che sono la causa delle intossicazioni alimentari più comuni, non alterano l’odore, il colore e la consistenza dell’alimento, quindi non assaggiare gli alimenti che ritieni siano sospetti o che fanno “compagnia” al frigorifero da diverso tempo.

 

#4

OGNI ALIMENTO HA LA SUA TEMPERATURA DI CONSERVAZIONE

Carne cruda e pesce (eviscerato e lavato deve essere consumato entro 24 ore) devono sostare nella parte più fredda (quindi il ripiano più basso).  Nella parte centrale (4-5 °C) è adatta alle uova (all’interno della loro confezione che le protegge e ne assorbe dall’umidità del frigorifero), latticini, dolci a base di creme e panna oppure alimenti da conservare in frigo, dopo l’apertura.

 

Le parti più calde del frigorifero (porta, cassetti per la verdura, mensola più alta) possono tenere le verdure e la frutta (che si possono danneggiare con le basse temperature), o alimenti che necessitano solo di una leggera refrigerazione (bibite, burro, condimenti, wurstel…ecc).

 

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#5

2 ORE

Durante la pulizia, segui la “magica” regola delle 2 ore. Sicuramente mentre ci prestiamo a pulire il nostro frigorifero, andiamo a liberare completamente gli scompartimenti  e le mensole al suo interno, riponendo temporaneamente all’esterno e nelle vicinanze gli alimenti. Lasciando così a temperatura ambiente, le nostre pietanze rischiamo la crescita esponenziale dei possibili microrganismi presenti (sopra citati), che fino prima erano inibiti dalle temperature di refrigerazione. Quindi cerca di riporli all’interno del frigorifero nella zona più adatta, nel minor tempo possibile (meno di 2 ore), accelerando le operazioni di pulizia e sanificazione.

 

#6

FAI ATTENZIONE ALLE future CONTAMINAZIONI CROCIATE

Separa gli alimenti crudi da quelli cotti o pronti per essere consumati: questo ti permetterà di evitare che i microrganismi, forse presenti nei primi, siano trasferiti ad alimenti che non subiranno più una cottura prima del consumo. Trasferimento che avviene per contatto o per movimenti d’aria (per le muffe in genere).

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#7

UTILIZZA CONTENITORI PULITI E CHIUSI

Per evitare la #7 e quindi una possibile tossinfezione alimentare. Conserva gli alimenti che hai preparato o quelli che hai messo in tavola in contenitori puliti e chiusi (soprattutto per gli alimenti crudi come carne, pollo, pesce…ecc), oppure confezionati con pellicola da alimenti o carta stagnola , magari suddividendoli ovviamente per tipo di alimento e suddividendolo in piccole quantità, favorendo così un veloce raffreddamento (per l’appunto sono ottimi i contenitori bassi) rimediando al punto #6. Ciò evita anche la possibile perdita di gocce/pezzi o il contatto fra gli alimenti vicini e sottostanti (evitare i piattini).

 

#8

IL FRIGORIFERO NON è UN MAGAZZINO

Sovraccaricare di alimenti il frigorifero, non è una buona cosa, l’aria fredda al suo interno deve poter circolare liberamente attorno ai cibi, in caso contrario purtroppo la distribuzione della temperatura non sarà uniforme.

safeaty

 

#9

SANIFICA IL TUO FRIGORIFERO…molto più spesso di quanto dovresti !

L’ho tenuto per ultimo perché è il più importante di tutti…

Il frigorifero è il nostro EL DORADO, contiene il vizio più amato degli italiani: “GOLA”.

Proprio per questo deve essere mantenuto pulito e sanificato in profondità. La sanificazione è costituita da due fasi che devono essere svolte in successione: la #detersione e la #disinfezione. La prima consiste nell’eliminazione dei residui grossolani e la seconda invece comporta la “distruzione” della maggior parte dei batteri sia patogeni e non.

Per sanificare completamente le superfici interne del tuo frigorifero (ripiani, pareti e cassetti), ho scritto una semplice guida che trovi qui sotto.

→  GUIDA RAPIDA PER LA SANIFICAZIONE  ←

Caro #fuudler ora lasciati baciare da questo sole primaverile e fai del tuo frigorifero il tuo scrigno dei tesori!!!!

Condividi questo post sui tuoi social e su Fuudly.com e aggiungi l’hashtag: #SAFeatY

 

 

Fonti:

Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Cuneo ⋅ www.veterinaricuneo.it

Ministero della Salute ⋅ www.salute.gov.it

Istituto Superiore della Sanità ⋅ RAPPORTI ISTISAN 06/27

United States Department of Agriculture – Food Safety and Inspection Service ⋅ www.fsis.usda.gov

American Public Health Association ⋅ www.apha.org

www.fightbac.org

www.foodsafety.gov

 

Assaggiare l’impasto o la pastella: Non è #SAFeatY!!!

Carissimo #Fuudler, #SAFeatY è tornato, è tornata la rubrica più azzurra di #Fuudly con tutti i suoi consigli!

 

Poco più di 2 anni fa è nato questo Blog sulla sicurezza alimentare in pillole, rivolto a tutti gli amanti della cucina ma soprattutto a tutte le persone che aprono il frigorifero o toccano un fornello almeno una volta al giorno, ed è grazie a tutti i #foodl♥ver che #SAFeatY compie gli anni!!! Grazie mille!!!

 

 

No #SAFeatY, no party…

 

È proprio quando si prepara una buona torta, dei biscotti, della pastella per le verdure oppure della pasta fresca che ci si lascia cullare dai piaceri della gola e, senza pensarci, ci si concede l’assaggio dell’impasto oppure, per praticità, ci lecchiamo le dita per  gustare, con curiosità, l’impasto preparato con la scusa di pulirci le mani! …Molto spesso ci aiutano anche i nostri bambini e come si può non farsi aiutare dalle angeliche mani dei golosi ragazzi?

 

 

Ammettiamolo, in realtà siamo tutti un po’ colpevoli della scomparsa di una parte dell’impasto, del resto…era troppo buono!!!

 

Ci dimentichiamo un particolare fondamentale sottovalutando l’enorme rischio che abbiamo scampato: l’impasto di solito comprende ingredienti come l’uovo crudo e la farina! Ingredienti fondamentali per costituire la pastella, l’impasto dei biscotti e le impanature per le bistecche. Questi ingredienti, per quanto prodotti con accuratezza ed attenzione contengono intrinsecamente alcuni rischi nascosti soprattutto se vengono consumati crudi, anche per un semplice assaggio.

Spesso ci si dimentica del rischio che si corre  utilizzando e manipolando le uova crude, principale veicolo per la Salmonella spp.: batterio patogeno in grado di procurare non pochi problemi di salute (come ho già scritto in un altro post → CLICCA QUI ←) ; associato a questo ingrediente, e quindi pericolo, consideriamo anche la farina che potrebbe portare con sé ceppi particolarmente patogeni di E. coli O121, produttore della tossina Shiga.

 

[bctt tweet=”#SAFeatY ma come può la farina contenere questo microrganismo?” via=”no”]

La farina, è un prodotto agricolo che necessità di blandi trattamenti, potrebbe essere fonte d’inquinamenti da parte di comuni microrganismi tellurici (che vivono nel suolo) o, alla peggio, essere soggetta ad accumulo di tossine prodotte dagli stessi batteri in condizioni di particolare umidità. Fortunatamente, la sola e semplice cottura domestica o industriale,  abbatte la maggior parte di questi inquinamenti, in particolar modo risulta opportuna ed efficace nei confronti dei microrganismi (batteri, lieviti, muffe), meno efficace nei confronti di alcune tossine che risultano essere resistenti al calore.

 

 

Questi microrganismi, particolarmente patogeni e aggressivi, trovano il giusto habitat di crescita nell’impasto (ottimo substrato a temperatura ambiente) proliferando esponenzialmente nel tempo e producendo a  loro volta la tossina. Li possiamo considerare come gli “inquilini” indesiderati degli impasti delle nostre torte o dei biscotti che facciamo in compagnia dei nostri figli o nipoti.

 

Ricordiamo, però, che con essi convivono molti microrganismi “buoni”, “utili”, quelli che ci regalano la lievitazione e che creano condizioni sfavorevoli alla crescita dei patogeni modificando pH e utilizzando l’acqua presente nel prodotto.

[bctt tweet=”Solo un buon prodotto e le buoni prassi igieniche diminuiscono i pericoli per il consumatore.. #SAFeatY” via=”no”]

 

Nel peggiore degli scenari, si potrebbero accusare  sintomi  relativi  alla tossina Shiga (E. coli) presa come uno dei possibili esempi e  sono: diarrea (spesso sanguinolenta) con crampi addominali che possono risolversi  in una settimana, oppure prolungarsi aggravando il quadro clinico: insufficienze renali (sindrome emolitico-uremica). Ovviamente la pericolosità aumenta e la prognosi diventa molto delicata se le persone colpite sono bambini, anziani o donne incinte o persone con un sistema immunitario compromesso o indebolito da altre malattie.

 

#SAFeatY ma quindi cosa posso fare oltre a non assaggiare l’impasto?

 

Niente paura, occorre solo avere un pizzico di attenzione in più quando si preparano  piatti per una bellissima serata evitando inutili rischi e pericoli..

 

#1

Non mangiare o assaggiare l’impasto dei biscotti, la miscela della torta, la pastella o qualsiasi altro prodotto di pasta o pastella cruda contenente uova crude o poco cotte e/o farina che dovrebbero essere cucinati, fritti o cotti al forno.

 

#2

Seguire sempre le indicazioni (temperatura e tempi di cottura) presenti sulle confezioni dei prodotti semipronti o crudi, contenenti farina e/o uova. Non ultimo, fate attenzione alle modalità di conservazione.

 

#3

Lavarsi le mani e sanificare i piani di lavoro, gli utensili e le superfici che sono venute a contatto con farine, impasti o la pasta cruda. (vai alla → GUIDA RAPIDA ← )

#4

Tenere i cibi crudi separati dagli altri cibi mentre li prepariamo, utilizzando ciotole, utensili e misurini differenti per evitare le contaminazioni crociate fra le superfici. Considerare inoltre, la natura polverosa delle farine e la loro facilità di diffusione negli spazi.

 

#5

Se pensate di aggiungere delle farine a dei prodotti crudi come ad esempio frullati o simili, utilizzate farine tostate comunemente vendute e reperibili sugli scaffali dei supermercati.

 

 

[bctt tweet=”Caro #fuudler …ora sai che assaggiare l’impasto o la pastella non è #SAFeatY !!!” via=”no”]

 

Ora diffondi i consigli, condivili!!! Grazie mille!!!

 

 

 

Fonti:

www.fda.gov – Food and Drug Administration

www.foodsafety.gov

www.fightbac.org

www.cdc.gov – Centers of Disease Control and Prevention

It’s Christmas Time!!!

Un Natale così non si era mai visto!!!

L’albero portava con una pallina in più!!!

 

 

Ecco le qui, le 8 fette di pandoro che hanno animato il nostro azzurro Natale.

Sono gli 8 consigli, semplici e veloci di #SAFeatY per evitare delle brutte sorprese non solo sotto le feste, ma tutte le volte che cuciniamo!!!

 

Grazie mille per aver condiviso questo #Natale e le feste con #SAFeatY !!!

 

ti auguro l’anno più #safeaty di sempre

 

 

 

Lo zabaione nel Natale più #SAFeatY

Luci, alberi di Natale, presepi, addobbi, canzoni, auguri, l’affetto delle persone, i regali, gli abbracciarsi stretti e tutto ciò che la parola “Natale” ci fa ricordare, è una delle più belle magie. Questa ci fa assaporare la voglia di passarlo in famiglia e con le persone che ci vogliono bene. Ci scalda come fosse un focolare. Le preoccupazioni si attenuano, i pensieri si fanno più leggeri, la voglia di farci gli auguri ci mette il sorriso.

 

Il Natale è sempre il Natale…quest’anno addirittura il vostro albero avrà una pallina in più, azzurra, #SAFeatY !!!

 

Con il Natale arrivano immancabilmente: pandoro, panettone, cioccolata calda e tutti i dolci più tipici, per non parlare delle creme che deliziano il palato di tutta la famiglia.

Una crema per eccellenza unisce davvero quasi tutti i ritrovi familiari del mondo: lo zabaione!!!

 

Ne parlavano proprio Giovanna Hoang e Francesca Riva nel calendario dell’avvento su Fuudly .

Non trovo delle parole più belle e, per questo, ve ne riporto qualcuna…

“Questa crema vellutata, se vogliamo molto retrò, ha sempre il fascino di quelle preparazioni che un po’ ci legano alle tavolate che preparava la nonna nei giorni di grande festa e ci fanno tornare alla mente ricordi pieni d’affetto.”

Come dicono le #foodblogger più famose d’Italia: “Lo Zabaione potrebbe essere tranquillamente utilizzato come componente per altre preparazioni più complesse, ma gustarlo in purezza…” …è tutta un’altra cosa!!!

 

Ma attenzione, prepararlo non è così  facile, non basta solo seguire la ricetta ma bisogna farlo con un pizzico di #SAFeatY in più!!!

 

Lo zabaione, infatti, nasconde un pericolo: le uova; uno degli ingredienti principali che rendono la consistenza schiumosa, inconfondibile. Lo zabaione, così come altre creme con cui farciamo o glassiamo il panettone o il pandoro, potrebbero innescare qualche problema sanitario. In particolar modo il pericolo potrebbe essere presente se si utilizzano uova crude, poco cotte o provenienti da allevamenti domestici e non correttamente manipolate durante le fasi di preparazione delle nostre creme.

 

[bctt tweet=”Ma perché ci fanno così paura le #uova nello #zabaione , #SAFeatY ???” via=”no”]

 

Le uova sono una delle principali fonti di contaminazione dei cibi a causa di alcuni microrganismi da essi veicolati. Tra i quali, uno dei patogeni per antonomasia: Salmonella spp.. Per ridurre il più possibile i rischi di una indesiderata tossinfezione di origine alimentare, provocata da questo patogeno, occorre seguire dei semplici consigli.

Perchè vale la pena seguirli? Perchè i sintomi che si presentano (dopo 12-72 ore) sono i tipici di una gastroenterite, tra cui: diarrea, febbre e crampi addominali e vomito. Il rischio e, quindi il pericolo,  aumenta soprattutto per i bambini, gli anziani e le persone che con l’arrivo dell’inverno hanno il sistema immunitario indebolito o immunocompromesso, una situazione che si può protrarre e sfociare, addirittura, al ricovero ospedaliero.

Ora andiamo al “(uovo) sodo”…

 

[bctt tweet=”Ecco le dritte di #SAFeatY per questo #Natale !!!” via=”no”]

 

La ricetta dello zabaione di Giovanna e Francesca la trovate nel loro blog  creazionifusionorconfusion.it  così, dopo aver letto questo post, potete subito soddisfare la vostra irrefrenabile acquolina in bocca!!!

#1

Raccolti i tuorli, allontana i gusci delle uova dal piano di lavoro della tua cucina o, meglio ancora, raccogli i gusci in un pezzo di carta pulito durante la sgusciatura per non contaminare le superfici sottostanti.

 

#2

Lavati le mani con un buon detergente per 40 sec dopo aver toccato le uova e, soprattutto, prima di toccare qualsiasi superficie o utensile.  Leggi la GUIDA: Se non ti lavi le dita: rischi per metà!!!

 

#3

La cottura: cuoci delicatamente il composto (il tuorlo e gli altri ingredienti) fino a raggiungere una temperatura non inferiore i 71° C al cuore dello stesso, mescolando continuamente.

 

ATTENZIONE: non leccare la frusta o assaggiare dal cucchiaio se il tutto non è ben cotto!!! Comunque utilizza una stoviglia pulita ad ogni assaggio per non contaminare il preparato con la flora presente nel cavo orale.

 

Come misurare la temperatura? Regalati un termometro per alimenti: ne esistono di davvero economici nel mercato ma molto utili per questi scopi.

#4

Il liquore, il marsala o altre bevande spiritose, utilizzate nelle creme, non funge da battericida. Questi, infatti, aggiunti al nostro composto avranno il solo compito di aromatizzare il tutto e non quello “sterilizzare” o di abbassarne la carica (quantità) microbica.

 

Infine…

#5

Sanifica gli utensili e le superfici che sono venute a contatto con il guscio delle uova o con le uova crude, prima di usarli per altre preparazioni.   Leggi la GUIDA: I tuoi utensili da cucina ti implorano: SANIFICACI!!!

Come vedi sono delle piccole, azzurre e facili dritte da condividere con chi vuoi, perchè dobbiamo essere tutti un po’ più #SAFeatY in cucina.

 

Ah!!! Aspetta…prima di salutarci, ricordati:

Non lasciare mai le porzioni pronte di crema o zabaione fuori dal frigorifero per più di 2 ore, anzi, mantienile in frigorifero dopo averle preparate e servile al momento giusto. Se devi preparare il pandoro farcito, preparalo poco prima di servirlo. I microrganismi, a temperatura ambiente, proliferano rapidamente!!!

 

Finito…Questa volta sono stato rapidissimo!

 

Spero tu possa passare un bellissimo Natale con le persone più care ma soprattutto essere Felice, oltre che #SAFeatY !!!

 

Buon Natale da #SAFeatY !!!

…vuoi farmi un regalo?  Aiutami a condividere…grazie infinite

 

Fonti:

Food and Drug Administration – www.fda.gov

www.foodsafety.gov

Centers for Disease Control and Prevention – www.cdc.gov

Frutta, verdura e sicurezza alimentare: LA GUIDA #SAFeatY

«Mi passi una mela dal frigo? …Si, ma lavala prima!!!»

«Cosa c’è come contorno???»…«l’hai lavata l’insalata???»

«Rilava la rucola almeno 3 volte!!!»

«…dai dai veloce veloce, non lavarle, tanto le devi pelare»

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Carissimi #fuudler quante volte abbiamo sentito queste parole, senza sapere con certezza cosa bisogna fare?

 

Potremo scrivere una sceneggiatura intera, invece oggi leggerete una GUIDA completa!!!

 

#SAFeatY ci sta lavorando da qualche settimana per costruire una guida unica per la sicurezza alimentare dei prodotti vegetali.

 

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Ha osservato attentamente le abitudini delle sue “cavie”, cercando di rispondere ad ogni svista che si presenta in cucina, dove i protagonisti sono i prodotti ortofrutticoli.

 

Quindi, cari vegetariani e vegani, orecchie aperte!!! …Onnivori e “carnivori”, invece, rimanete sull’attenti perché in alcune occasioni il rischio per voi è più alto.

 

[bctt tweet=”Come sempre con #SAFeatY parliamo di #sicurezzaalimentare alla portata di tutti!!! ” username=””]

 

Da oggi se farete tesoro di questa GUIDA completa, non sarete più dei semplici #fuudler ma sarete dei veri e propri #FUUDLERmoltoSAFeatY .

Ok! Partiamo!!!

 

Saranno pochi step ma fondamentali!

 

La frutta e la verdura che compriamo, per quanto possano essere pulite e sciacquate, presentano sulla loro superficie numerosi microrganismi presenti nel suolo che vi arrivano tramite contatto diretto o crociato, come ad esempio, con altri mezzi come l’acqua utilizzata per l’irrigazione proveniente da fonti già inquinate o, meglio ancora, a seguito di abbondanti concimazioni. Non ultime, le successive manipolazioni da parte degli operatori del settore alimentare e i rivenditori, contribuiscono ad incrementarla.

 

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Molte tossinfezioni alimentari sono associate a prodotti di origine vegetale questo perché le superfici dei vegetali sono particolarmente complesse e facilitano l’aderenza delle “particelle” virali e batteriche. “Particelle” o agenti patogeni che possono essere: Salmonella, Listeria Monocytogenes, Escherichia Coli, Yersinia Enterocolitica, Campylobacter, Norovirus…ecc.

Anche il loro naturale deperimento contribuisce e favorisce la flora presente creando un substrato ottimale per la loro moltiplicazione favorendo, ulteriormente, il deperimento del vegetale.

 

Procediamo per step!!!

 

 

 ECCO LA GUIDA!!!cropped-eat-1-e1449772519565.png

 

#ACQUISTIAMO

Consiglio di comprare prodotti di stagione perché maturati naturalmente e con ridotta presenza di conservanti. Avranno un sapore migliore, soprattutto se sono prodotti locali e, quindi,  più freschi.

Mi raccomando, informati sulla provenienza dei prodotti, evitando quelli provenienti dalle aree inquinate (metalli pesanti, diossine, bifenili policlorurati PCB, IPA, sostanze perfluoroalchiliche PFAS).

  • Evitare chiaramente i prodotti danneggiati o ammuffiti (raro trovarli), perché sono un ricettacolo di microrganismi alteranti e di possibili patogeni; meglio tenerli alla larga dal nostro frigorifero.

 

  • Verificare che le foglie siano turgide e non appassite.safeaty
  • Il gambo reciso non deve essere molto scuro, andrebbe ad indicarci che la raccolta è avvenuta molto tempo prima, per questo deve essere verde come le foglie e i peduncoli (piccioli).

 

  • Devono avere una buona consistenza, senza raggrinzimenti.

 

  • NON AVER PAURA, se il prodotto non è eccessivamente ammaccato, è comunque molto buono, salubre e salutare, non vengono meno le sue proprietà nutrizionali…puoi comunque compralo!!!

 

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  • Quando scegli i prodotti di IV gamma (prodotti freschi, puliti, tagliati e confezionati chiusi, pronti per il consumo) controlla che il prodotto sia refrigerato o mantenuto a basse temperature.

 

  • Utilizza una borsa/sacchetto differente per la frutta e verdura fresca, che funga da barriera fisica da possibili contatti con le confezioni di carne cruda o prodotti del pescato, nel carrello.

 

Spesa fatta!

 

 

#PULIAMO

  • Prima di lavare o preparare il contorno del tuo pasto è importante lavarsi le mani con acqua e sapone per 30-40 secondi (anche dopo aver maneggiato la frutta fresca) → Prendi spunto da qui!

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  • Sanificare le superfici prima e dopo il taglio o la preparazione della verdura lavata, gli utensili e i taglieri utilizzati in precedenza con altri prodotti crudi (carne, pollo…ecc) e asciugarli, preferibilmente, con carta a perdere (Scottex o tovaglioli). Ovviamente sarebbe consigliabile munirsi di utensili, taglieri e superfici differenti, lontani da possibili succhi e liquidi alimentari di altri prodotti → Se vuoi sanificare correttamente? LEGGI QUI!

 

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  • Lavare tutta la frutta e la verdura sotto l’acqua corrente prima di mangiarla, tagliarla o cuocerla; il lavaggio è fondamentale per i prodotti che verranno tagliati o pelati. Spesso i batteri dalla buccia, con il coltello, vengono introdotti nella polpa che aiuterà il loro sviluppo anche durante la conservazione a temperatura ambiente (e per alcuni patogeni anche a temperatura di refrigerazione) una vera e propria popolazione microbica, invisibile ad occhio nudo, ma rischiosa per la nostra salute.

 

  • Non lavare/sciacquare con saponi/detersivi/candeggina o prodotti non adatti e non affini al consumo umano, la frutta o la verdura.safeaty sapone
  • Come ulteriore precauzione, per rimuovere efficacemente ogni residuo superficiale, utilizza una piccola spazzola, infatti, l’azione meccanica aiuta moltissimo!

 

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  • Se si vuole adottare un sanificante per il lavaggio dei questi prodotti, consiglio quelli a base clorata, poi in ordine decrescente di aggressività verso i microrganismi, abbiamo: i peracidi, l’aceto, il bicarbonato e l’acqua.

 

  • Rimuovere le parti danneggiate dove s’insidiano i microrganismi alteranti come le muffe e altre famiglie microbiche, accelerando il deperimento e aumentando in seguito lo scarto.

 

ATTENZIONE ⇒ Il lavaggio è altamente consigliato soprattutto per le donne in gravidanza, in quanto il Toxoplasma è un parassita che può essere trovato sugli ortaggi e sulla frutta.

  • La frutta secca e i prodotti in scatola (coperchio): è necessario pulirli con uno strofinaccio da cucina pulito o con carta a perdere. Andremo ad asportare almeno grossolanamente lo sporco, riducendo soprattutto l’eventuale contaminazione batterica superficiale.

 

  • Lavare, sbucciare e cuocere le verdure (spinaci, lattuga, bietola, sedano, rucola, basilico, ravanelli….ecc..) eliminando prima i gambi e le costole fogliari, oltre alle foglie esterne, è un modo per limitare la quantità di nitriti e nitrosammine che assumiamo, proprio perché derivano per la maggior parte dai nitrati assunti dalle piante a causa dei fertilizzanti azotati.

 

[bctt tweet=”#SAFeatY, ma mettiamo tutto in #frigorifero ?” via=”no”]

 

# CONSERVIAMO

La corretta conservazione dei prodotti freschi può influenzare la qualità e la sicurezza della nostra.

  • I prodotti deperibili come fragole, lattuga, funghi …ecc, o comunque prodotti di I gamma (prodotti freschi e interi) vanno mantenuti in frigorifero ad una temperatura non superiore di 4 ° C  →  cassetti inferiori

 

  • I prodotti sottaceto o sottolio, salamoie o comunque quelle verdure vendute in vasetto (II gamma), dato il trattamento di pastorizzazione o sterilizzazione che hanno subito, una volta aperti vanno posti in frigorifero e consumati dopo pochi giorni.

 

  • Per quanto riguarda il congelamento, consiglio di abbinarlo alla tecnica del sottovuoto, in quanto i sacchetti che si utilizzano hanno una resistenza e un spessore/composizione differente dai normali sacchetti (vuoi saperne di più? → Il #sottovuoto con #FoodSaver) evitando la scottatura da freddo, oltre a prolungare la conservazione e il mantenimento della qualità del prodotto.

 

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  • Le insalate o misticanza già pronta al consumo (in sacchetto o vaschetta, IV gamma), poiché già mondate, hanno una deperibilità molto veloce e una scadenza molto breve. Quest’ultime necessitano di essere mantenute in frigorifero e consumate entro due giorni dall’apertura e, ovviamente, non oltre la data di scadenza.

 

  • I prodotti sottovuoto o in atmosfera protettiva che hanno già ricevuto un primo trattamento termico o che sono stati precotti (salmone affumicato, zuppe…) vanno mantenuti in frigorifero.

 

IMPORTANTE  → Poni in frigorifero entro 2 ore dalla preparazione, la verdura mondata o cucinata; inibirai la crescita microbica potenzialmente presente a seguito delle operazioni di mondatura e preparazione.

 

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  • Manteniamo sempre la frutta e la verdura separata dagli alimenti crudi, come carne, pollo, pesce…ecc, proprio perché la carica microbica di questi alimenti è superiore e molto ricca di possibili patogeni, che comunque verrebbero eliminati con la cottura a differenza dell’insalata che, prevalentemente, viene consumata cotta. Un contatto o possibili gocciolamenti, potrebbero trasferire la flora microbica di questi prodotti ai vegetali, che se consumati crudi, potrebbero innescare una malattie di origine alimentare anche grave.

 

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  • Non conservate gli alimenti troppo a lungo! Come abbiamo scoperto negli altri post, le basse temperature inibiscono la crescita di solo alcuni microrganismi ma altri, come i patogeni es.: monocytogenes – B. cereus – S. aureus – S. perfringens …ecc, sono più che vivi e vitali!

 

  • Quasi dimenticavo, le patate non vanno in frigo, ma nel mitico e leggendario “luogo buio, fresco e asciutto”.

 

E ora l’ultimo passaggio!

 

 

#CUCINIAMO

  • Mi raccomando, non cucinare mai senza aver prima lavato bene i prodotti ortofrutticoli.

 

  • In umido, in padella, al forno, alla griglia o fritto “senza fine”, non importa il metodo, ma importa il risultato, evitate di carbonizzare o bruciare la vostra verdura. L’eccesso di “cottura” provoca la formazione di sostanze tossiche e/o cancerogene. Ben cotte ma non troppo!

 

  • Se volete mantenere i sali minerali e le vitamine B e C dovete considerare la cottura al vapore, ma attenti alla consistenza!!!

 

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  • La lessatura, per praticità, piace a molti ma se il volume d’acqua è elevato, aumentate l’effetto diluitivo delle caratteristiche organolettiche rilasciate, quindi, potete dire addio a molti sali minerali e vitamine.

 

  • La tossicità di alcuni prodotti (ad esempio i funghi) non diminuisce con la cottura o con altri sistemi o trattamenti! Comprate solo quelli in negozio se non siete degli esperti. La cottura, comunque, è fondamentale per questo tipo di prodotti, soprattutto per i commestibili con la quale si ottiene un effetto “depurativo” ulteriore sanificando il prodotto dall’eventuale presenza di parassiti.

 

 

Un pizzico di attenzione—> #COSA E QUANDO BUTTARE

  • Elimina la frutta e la verdura fresca quando sono passate più di 2 ore da quando è stata preparata e tagliata, cotta e lasciata a temperatura ambiente. La temperatura che ci circonda, se attorno ai 20°-30° C agevola la proliferazione di molti microrganismi, con una velocità di crescita “spaventosamente” veloce, proprio per questo è necessario essere #SAFeatY e riporla il prima possibile a temperatura di refrigerazione.
  • Rimuovi sempre le ammaccature o le porzioni danneggiate prima di mangiare o cucinare il frutto o la verdura.

 



piccola OPINIONE:

I prodotti in busta o in vaschetta già lavati, tagliati e pronti al consumo, sono prodotti il cui sapore non sarà mai come l’insalata della nonna (le nonne sono insuperabili), ma sono comunque salubri e di qualità. In realtà per #SAFeatY al 100% una risciacquata in più a questi prodotti non guasterebbe, facendo inoltre attenzione alle contaminazioni crociate!safeaty



 

Ora caro #fuudler rispetta questa GUIDA come un codice d’onore.

 

Condividila perché raccoglie tutti i consigli più utili e necessari per essere dei #FUUDLERmoltoSAFeatY !!!

 

Grazie mille!!! Sconfiggeremo insieme le sviste più belle che ci succedono in cucina!!!

 

Ps. La “regola delle 3 volte”, non l’ho mai conosciuta personalmente…però mi hanno detto che è simpatica!!!

 

 

 

Fonti:

Food and Drug Administration – www.fda.gov

www.fightbac.org

www.foodsafety.gov

Centers for Disease Control and Prevention – www.cdc.gov

Istituto Superiore della Sanità, Alimentazione sicura in ambito domestico, Rapporti ISTISAN 06/27

www.salepepesicurezza.it

 

UN SOTTOVUOTO #SAFeatY: con FoodSaver!

[bctt tweet=”Sottovuoto, sottovuoto, #sottovuoto …ma #SAFeatY che cos’è questo sottovuoto di cui tutti parlano?” via=”no”]

 

In TV, le blogger, le riviste, gli chef, siti, libri…tutto il mondo conosce il Signor Sottovuoto, ma tu proprio non sai nemmeno che cognome abbia!!

 

Ok, un passo alla volta.

 

Qualche mese fa in laboratorio sentivo spesso il rumore della macchina che produce il sottovuoto, funzionare nel lab a fianco; ovviamente parlo di una macchina talmente grande e potente, che avevo paura mi potesse sbranare. Tuttora penso abbia una vita propria e che sia pronta ad azzannare qualcuno!

 

Proprio in quell’istante mi sono detto: SAFeatY ma perché non parli del sottovuoto in cucina? Argomento che poi ho messo nel “cassetto delle genialate”, pronto per essere trattato non appena fossi tornato dalle vacanze estive.
A distanza di qualche settimana, neanche a farlo apposta, sono stato contattato da → FoodSaver ← che mi ha proposto di testare una delle sue macchine per il sottovuoto.

 

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Quale occasione migliore di questa: avevo l’argomento e la #FoodSaver FFS005X, una delle migliori macchine per il sottovuoto casalingo!

 

 

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Ed eccomi qua a scrivere quanto sia #SAFeatY il sottovuoto per gli alimenti!

 

Il confezionamento sottovuoto consiste nella rimozione dell’aria dal contenitore dell’alimento che può essere un sacchetto, un contenitore solido o appositi barattoli. In particolare FoodSaver di → accessori ne ha tantissimi ← e alcuni sono compresi nell’acquisto della macchina.

 


Il contenitore in questione deve essere totalmente impermeabile all’aria/ossigeno/vapore acqueo e non tutti i sacchetti che generalmente compriamo al supermercato lo sono. FoodSaver nella sua linea propone i → sacchetti ← a misura standard e rotoli per personalizzarne la lunghezza, concepiti con 7 strati composti alternativamente e ripetutamente da Polietilene (PE) e Nylon (PA) (ovviamente privi di BPA – Bisfenolo A), conferendone l’effetto barriera e la giusta resistenza per il confezionamento, perfetti per la successiva sigillatura ermetica “a caldo”.

 

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ATTENZIONE  →   non sono adatti per la cottura degli alimenti, non è quella la loro funzione!!!

 

Il sottovuoto è una tecnica che utilizziamo per conservare un alimento il più a lungo nel tempo, poiché l’assenza contestuale di ossigeno e umidità inibisce la maggior parte di microrganismi e batteri (muffe, Pseudomonas spp., Enterobatteriaceae) che necessitano, invece, di ambienti ricchi di ossigeno e umidità. Questi microrganismi, spesso alterano visivamente il prodotto e ne modificano addirittura l’odore, così come il colore e la consistenza.

 

Oltre a rallentare la crescita microbica, permettere di rallentare notevolmente le alterazioni chimiche ed enzimatiche del prodotto. Si rallentano le ossidazioni dei grassi e il contemporaneo irrancidimento, si ritarda la perdita di colore, il calo del peso e la perdita di consistenza.

 

Insomma, non rischiate di ritrovarvi una ciabatta al posto della costata o braciola, dopo 2 giorni in frigo o dopo averla tirata fuori dal freezer!!!

 

Il sottovuoto, infatti, consente di conservare il sapore, il profumo, il colore e le proprietà nutrizionali dell’alimento, crudo o cotto che sia.

 

SAFeatY fammi qualche esempio….

 

La carne fresca, mantiene le caratteristiche inalterate per i 5 giorni successivi al confezionamento se mantenuta a temperatura di refrigerazione.
Il pesce fresco normalmente in soli 2 giorni lo ritroveremmo imbalsamato nel frigorifero, ma con la tecnica del sottovuoto, può essere conservato fino a 4 giorni; i formaggi freschi possono essere conservati fino a 2 settimane, quelli semi-stagionati fino a 2-3 mesi e quelli stagionati oltre i 6.

 

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Tutto ciò andrebbe anche a diminuire gli sprechi, soprattutto se andiamo a confezionare i cibi, suddividendoli già in piccole porzioni, aprendole all’occorrenza!

 

Il sottovuoto può prolungare la vita degli alimenti, da 5 a 15 volte…numeri assodati ormai nell’ambito della ricerca alimentare; FoodSaver ne consiglia “5”, proprio perché prolungandone troppo la conservazione si andrebbe ad alterare considerevolmente la freschezza e la qualità finale del prodotto. Addirittura nella sua semplice ed illustrata scheda tecnica spiega quanto sarebbero le stime e le modalità della conservazione dei vari alimenti rispetto la conservazione tradizionale.

 

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Ovviamente le stime indicate sono riferite agli alimenti che non hanno subito eccessive preparazioni o trasformazioni (da parte nostra, salvo per i cibi cotti) che ne hanno compromessa la durabilità a causa delle possibili contaminazioni crociate che occasionalmente avvengono quando prepariamo i pasti a casa.
Le stime si riferiscono anche alla qualità degli alimenti che vengono acquistati al supermercato, se sono agli inizi della loro vita commerciale o vicino alla data di scadenza o al loro deperimento.

 

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Togliendo l’ossigeno che gravita attorno agli alimenti, andiamo ad inibire certamente i microrganismi alteranti, ma andiamo anche a stimolare la crescita di alcuni batteri poco simpatici per la nostra salute. Listeria spp. e Clostridium spp. sono solo alcuni dei microrganismi patogeni che godono della facoltà di “non respirare” l’ossigeno, l’ambiente anaerobio è l’habitat ideale per loro o comunque viene tollerato. Questi batteri patogeni, a differenza degli alteranti che vengono inibiti e che fungevano da competitori, non si rendono manifesti con alterazioni del cibo, e quindi all’occhio nudo il nostro alimento può comunque sembrare invitante!

 

Per evitare, quindi, una pericolosa tossinfezione ma soprattutto per mantenere il nostro alimento più sano e salutare possibile, dobbiamo tener conto di…

…7 veloci accorgimenti fondamentali:

 

Il sottovuoto non sostituisce…

1.

…la cottura degli alimenti, fondamentale per l’eliminazione della quasi totalità dei microrganismi e dei processi degradativi, se l’alimento necessita d’essere cucinato per mangiarlo. Altresì, la cottura è un sistema che rende maggiormente fruibile il cibo ingerito al nostro organismo;

 

2.

…la refrigerazione e/o il congelamento, fondamentali per rallentare i processi enzimatici e inibire la vitalità e il proliferare dei microrganismi patogeni e alteranti (solo se il vostro frigorifero e congelatore rispettano le giuste temperature, 2°- 4 °C max e -18° C).

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RICORDA…

3.

…di confezionare gli alimenti, crudi o cotti che siano, il prima possibile in sottovuoto (entro 2 ore dalla loro manipolazione) per evitare l’inevitabile proliferazione microbica di possibili microrganismi ancora presenti sulla loro superficie.

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4.

…che puoi confezionare una o più porzioni che non hai consumato per poterle gustare in sicurezza dopo qualche giorno, ricordando di conservarle in frigorifero o addirittura in congelatore.

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5.

…di scongelare in frigorifero l’alimento precedentemente congelato e confezionato sottovuoto, così da inibire i microrganismi al suo interno ed escludere successive brutte sorprese. Puoi utilizzare il defrost del forno microonde, ma non superare i 180 watt per 2 minuti…Ah!!! Taglia, ovviamente, un angolo del sacchetto e ponilo in un piatto evitando, così, lo spargimento dei liquidi di scongelamento.

Guarda il mio post sullo → scongelamento sicuro dei cibi ←, ti sarà utile!

 

6.

…i sacchetti non sono fatti per cucinare il prodotto al suo interno ma per conservarlo al meglio, ovviamente sopportano discretamente le alte temperature, ma non superare i 70°C.

 

7.

…evita le contaminazioni crociate: non riutilizzare i sacchetti con cui hai conservato gli alimenti crudi per conservare quelli cotti.

 

Ci sono alimenti secchi non deperibili, con un basso grado di umidità e acqua libera al loro interno come: pasta, i prodotti da forno, piccoli stuzzichini (frutta secca, biscotti, cracker o altro sbriciolabile…ecc), che non necessitano della refrigerazione.

 

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Per questo tipo di alimenti #FoodSaver ci aiuta tantissimo a mantenerne le fragranze, la friabilità e il giusto grado di consistenza, evitando l’ossidazione e l’irrancidimento, grazie al → barattolo ← che è in dotazione con la macchina…non vorrei essere di parte, ma è fenomenale!

 

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Grazie alla sua chiusura ermetica, creata dal sottovuoto, si mantengono inalterate le caratteristiche degli alimenti, mantenendo lontano lo sviluppo di muffe e batteri alteranti, che andranno a formarsi con il tempo a causa dell’accumulo di umidità e permeazione dell’ossigeno, proteggendo gli alimenti stessi da probabili insetti infestanti. Meglio di così?!

 

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Il → Nuovo modello FFS005X ← è bello, compatto, leggero…così funzionale che la mia ragazza ne vorrebbe uno per se; d’altronde abitando da sola vicina all’università, gli è comodo suddividersi la spesa in piccole porzioni da poter consumare durante la settimana, scongelando una porzione alla volta senza sprecare il cibo, risparmiando sulla “paghetta”.

 

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Il coperchio è solido e sicuro, piacevole al tatto, anche perché solo toccando la superficie perfettamente satinata, sembra di toccare il retro di uno degli ultimi modelli di smartphone.
La satinatura inoltre diminuisce la visibilità di alonature o le classiche ditate.

 

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L’accuratezza della linea ne conferisce la solidità, lo chassis di plastica nera, ne regala la giusta maneggevolezza, togliendo la paura di poter rovinare la macchina, anzi conferendone una praticità particolarmente elevata.

 

Penso d’aver aperto e chiuso lo sportello una ventina di volte in soli 3 minuti da quando l’ho visto: Troppo divertente!!!

 

Le linee e gli inserti verdi? Ci stanno e ne regalano il giusto brio.

 

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La chiusura del coperchio, chiamata anche “fermo” o “chiave”, è fin troppo semplice da usare ed è posta sul fianco.

Questa può ruotare in 3 diverse posizioni a seconda dell’utilizzo della macchina:
• “chiusura” (ferma il sacchetto e accende la macchina automaticamente);
• “conservazione” (la macchina è spenta e si può riporre ovunque);
• “apertura” (dello sportello).

 

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Per eseguire la chiusura, bisogna girare la “chiave” con un po’ di fermezza, poiché questa va a sigillare ermeticamente il sacchetto e la loggia che andrà ad aspirare l’aria.

 

Per valutare la “difficoltà” d’utilizzo, dopo averci giocato (giocato perché è semplice ed intuitiva), l’ho data a mia mamma, la “tradizionalista” in cucina per eccellenza.
All’inizio era preoccupata e scettica, non sapeva dove posizionarla sul piano della cucina, ma quando ha capito che una volta utilizzata poteva riporla in posizione verticale sul lato posteriore, aveva già trovato la zona giusta dove poterla collocare, facendo anche la sua bella figura!!!…Lasciate fare a Maria Rita!!!

 

La facilità d’utilizzo sta anche nei tasti intuitivi concentrati in 1 unico pannello di controllo. I 6 tasti affiancati dai led sono perfetti per tutte le funzioni che ci saltano in mente, anche solo per chiudere ermeticamente i sacchetti senza prelevare l’aria al suo interno, oppure per utilizzare gli accessori. Insomma, non ne aggiungerei altri. Per fortuna FoodSaver ha messo un pulsante per ogni funzione.

 

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“PULSE”, per esempio, è la funzione perfetta per i formaggi a pasta molle. Permette di estrarre quanta aria si vuole, senza correre il rischio di fare una “sottiletta” o riempire il motore della macchina di formaggio. È proprio pensata per i cibi delicati!

 

Durante il funzionamento la macchina risulta comunque gradevole ed è uno spasso guardarla aspirare tutta l’aria dall’interno dei sacchetti. Io stesso ho fatto tantissime prove in questi mesi e i sacchetti oltre a mantenere il sottovuoto, aderiscono completamente alla forma degli alimenti, non lesionandosi se questi sono particolarmente irregolari o addirittura spigolosi. Ho sperimentato i sacchetti con varie tipologie di alimenti, ad esempio con un formaggio a pasta dura o utilizzando le noci ricche d’increspature e cavità che contengono aria…beh, missione compiuta!

 

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Una cosa molto curiosa, che normalmente accade, è “l’imbrunimento” della carne cruda, una volta posta sottovuoto. È un fenomeno normalissimo e reversibile, dovuto ad un cambiamento di stato della mioglobina non più a contatto con l’aria e quindi una buona percentuale di ossigeno, che va a modificare il pigmento rosso vivo in rosso brunastro o addirittura bruno scuro, specialmente se alcune fette sono sovrapposte all’interno della confezione…quindi niente panico, è fisiologico e non dovete buttare via nulla. Basterà lasciare la carne per pochi minuti a contatto con l’aria, affinché l’apparente alterazione tenderà a risolversi riassumendo un colore più vivace e allettante.

 

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Ultime 3 cose da sapere…FONDAMENTALI E CHE FANNO LA DIFFERENZA!!!

Alla fine nomino anche il PARTICOLARE più #SAFeatY!!!

 

#1

I → sacchetti  ← FoodSaver hanno 2 lati differenti, un superiore in cui ci si può scrivere tranquillamente cosa abbiamo congelato, con un pennarello indelebile…

Si SAFeatY, fin qui tutto normale!

Lo strato inferiore è magico! Anzi, è super-intelligente, la sua composizione interna che si può notare ad occhio nudo, è composta da speciali zigrinature e strati interni che ne conferiscono una tecnologia speciale, che evita la classica bruciatura da congelamento.

 

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Questo difetto, che spesso riscontriamo in alcuni dei nostri prodotti confezionati in sacchetti tradizionali deposti in congelatore, non sono altro che semplici scottature da freddo per contatto diretto tra la matrice alimentare e la superficie congelante. FoodSaver con questi particolari sacchetti, evita questi spiacevoli inconvenienti grazie alla peculiare corrugazione di questi sacchetti, conferendo all’alimento una maggiore edibilità anche da un punto di vista visivo.

In questo sito troverete tutti gli → accessori ← necessari per sbizzarrirvi, ma soprattutto per venire incontro alle vostre necessità quotidiane e alle necessità degli alimenti, mantenendoli salubri sino a quando non deciderete di consumarli.

 

#2

Un accessorio che non sono riuscito a esaminare, ma che accende non poco la curiosità di #SAFeatY, è il → “QUICK MARINATOR” ←, un apposito contenitore utilizzabile anche per contenere normalmente la classica “gavetta” per il pranzo (nel → catalogo ← c’è ne sono di diverse forme utili ai più disparati scopi); dove la funzione è quella di accelerare la marinatura utilizzando la tecnica del sottovuoto con la carne, il pesce e la verdura, riducendo drasticamente la classica marinatura lunga ore e ore proprio perché si andrà a far permeare all’interno dell’alimento la marinata, utilizzando il vuoto spinto.

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Vorrei suggerirti 2 regole fondamentali: le più importanti!!!

  • Dove marinare: marinate sempre mantenendo il cibo nel frigorifero, non sul piano della cucina. Ciò evita l’incremento di possibili cariche microbiche presenti nell’alimento, garantendone una maggior salubrità e un minor deperimento.
  • Riusare la marinatura: non riutilizzare mai la marinata usata su carne cotta (pollo, vitello, suino, pesce), se non previa bollitura distruggendo così i batteri che possiamo definire “cattivi”. Se si prevede di utilizzare un po’ della marinata come condimento è opportuno prepararla al momento.

Insomma non potevo astenermi dal consigliarvi come usare al meglio una genialata come questa di #FoodSaver , anzi se vuoi qualche una GUIDA completa per marinare alla perfezione → CLICCA QUI! ←

 

[bctt tweet=”E per ultima cosa…IL PARTICOLARE Più #SAFeatY della #FoodSaver !!!” via=”no”]

 

#3

LA VASCHETTA RACCOGLI GOCCE, REMOVIBILE!
Già in altri → post ← ho sottolineato più volte quanto sia importante la sanificazione degli utensili e delle superfici in cucina, per evitare contaminazioni crociate e di conseguenza delle probabili contrazioni di malattie di origine alimentare, a volte pericolose per le persone meno in salute.
Non c’è oggetto più semplice che possa essere sanificato se non quello di ridotte dimensioni, estraibile, di semplice manifattura, ma soprattutto resistente! Il raccoglitore è parte necessaria per la completa avvenuta del sottovuoto con FoodSaver. Infatti, questo raccoglitore è il luogo dove viene riposta l’estremità aperta del nostro sacchetto e da dove verrà prelevata l’aria.

 

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Al momento del sottovuoto, durante la sottrazione dell’aria, spesso ci si trova difronte ad alimenti che rilasciano la propria porzione liquida (carne e prodotti succulenti…ecc). Il raccoglitore opportunamente studiato a questo scopo, raccogliere perfettamente tutto ciò che viene estratto, se pur in piccole parti, durante le operazioni di estrazione dell’aria. In aggiunta questo accessorio è facilmente pulibile e sanificabile, addirittura in lavastoviglie.
Il tutto senza dover pulire l’intera macchina, rendendola sicura dal punto di vista igienico-sanitario.

 

[bctt tweet=”#FoodSaver con la sua FFS005X è #SAFeatY al 100%!” via=”no”]

Ora devo solo stare attento a mia mamma e alla mia ragazza che non si rubino a vicenda la mia FFS005X!!!

Ma il vero risultato finale è che mia mamma ha organizzato il frigorifero e il freezer limitando gli sprechi e ottimizzando le porzioni che in seguitò andrà a scongelare, soprattutto riuscendo ad avere alimenti di una qualità molto superiore a quella che avevamo prima…adesso si può!!!

 

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…La mia ragazza invece? Abitando da sola per motivi di studio, ha diminuito la spesa settimanale, organizzandosi un menù fenomenale con le ricette e i consigli che trova sull’app di → #Fuudly  ← reparandosi le giuste porzioni preventivamente che poi conserva sottovuoto in frigorifero durante la sua permanenza fuori sede.

 

Volete qualche informazione in più? Andate tranquillamente sul sito della → FoodSaver ← o collegatevi alla pagina di → Facebook!!! ←

 

Non scordatevi di essere #SAFeatY e se ti va, condividi il post oppure scaricati l’app  di → #Fuudly!!! ←

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Raccomandazione: ricorda sempre di lavarti le mani prima e dopo aver manipolato i cibi!!! (ECCO LA GUIDA!)

 

Ora condividi questo post così tutti diventano un po’ più #SAFeatY come te!!!safeaty

Grazie mille!!!

Una marinatura come #SAFeatY comanda!!!

greg-grigioFinalmente, dopo una lunga pausa estiva, ritorna la rubrica di #SAFeatY per gli amanti del buon cibo e per chi di stomaci ne ha 4, uno per ogni portata!!!

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Caro #Fuudler, #SAFeatY è tornato per rendere “commestibile” la sicurezza alimentare e per portarla nelle cucine di tutti.  Fai un po’ di spazio sul piano cottura!!!

 

Come ho già anticipato nel titolo oggi parliamo di come mi devo comportare quando voglio consumare o cucinare una pietanza che ha riposato per ore nel frigorifero.

 

Attenzione → Si, ho detto proprio frigorifero!!!

 

La pazienza è un “ingrediente” necessario per ottenere, con successo, una corretta marinatura del nostro cibo. Infatti, lo dobbiamo lasciar riposare per un lungo periodo all’interno del nostro frigorifero e di tanto in tanto andremo salutarlo, aprendo e chiudendo il frigorifero più volte durante la giornata, frementi e trepidanti di poter assaporare la “nostra creatura”: un pezzo di manzo, filetto, o un bellissimo pesce, oppure della verdura, tutto ciò che vorremo mettere sulla griglia, in forno o in padella e che ci regalerà, sicuramente, un’esplosione di sapore degno dei fuochi di capodanno!!!

 

Quante volte abbiamo desiderato assaggiare lo stesso taglio di carne ma con sapori differenti?

 

O più semplicemente voler preparare al meglio un bel trancio di pesce, donandogli una punta di sapore, regalandogli un tono più particolare o renderlo ancor più saporito?

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Per tutto questo la marinatura fa al caso nostro!!!

 

[bctt tweet=”Ma quanto può essere #SAFeatY la #marinatura se non seguiamo alcune precise ma semplici regole???” via=”no”]

 

Come in tutte le situazioni nulla viene fatto per caso ma andiamo con calma.

La marinatura è una delle numerose tecniche culinarie per la preparazione delle carni, del pesce o delle verdure, utilizzate prima della cottura o come un’alternativa a questa. Infatti gli alimenti che prepariamo vengono ricoperti dalla marinata (soluzione di aceto e sale con pH acido): un liquido che andrà a pervadere ed imbibire il nostro alimento per arricchirlo di sapore e per modificarne la consistenza, generalmente aumentandone la tenerezza. Le marinate sono solitamente acide arricchite con oli, sale, spezie e/o erbe aromatiche.

 

L’effetto principale della marinatura, oltre ad insaporire e aumentare il bouquet aromatico degli alimenti, è proprio quello di cambiarne la consistenza. L’acidità, che deriva dal succo di limone o dall’aceto di vino bianco in genere, è indispensabile per l’abbassamento del pH a valori uguali o inferiori a 4,5 mentre la salinità si attesta attorno al 10/14 % allo scopo di inibire la crescita di Enterobatteriaceae e altri potenziali patogeni nonché limitare il proliferare di flore microbiche innocue o alteranti.

 

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L’acidità però ha un compito ancora più importante, ossia di ammorbidire e “sciogliere” i legami fra le fibre del muscolo, intenerendo così i tessuti, rendendo maggiormente apprezzabile la consistenza al palato. L’effetto erosivo ottenuto nella carne permette, agli aromi della marinatura, al sale e all’aceto stesso di permeare negli strati più profondi conferendo così salubrità e caratteristiche di sapori e aromi desiderati.

 

[bctt tweet=”Perché la marinatura sia sicura e salubre, #SAFeatY ti lascia dei velocissimi accorgimenti!!!” via=”no”]

 

Nulla di complicato, promesso!!!

 

#1

Quali contenitori utilizzare:

Per una facile sanificazione (successiva alla marinatura), utilizza contenitori con una profondità utile per immergere completamente il “trancio”. Utilizza dei contenitori di vetro o ceramica, pressoché inerti agli attacchi acidi. Per quanto riguarda i contenitori di plastica, questi devono essere adatti alla marinatura e con una composizione tale da resistere a pH bassi, senza rilasciare alcuna sostanza all’alimento. Anche i contenitori di acciaio non sono i più adatti a causa dell’elevata probabilità di ossidazione che porta ad una lieve corrosione se il contenitore non è perfettamente integro.  

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#2

Dove marinare:

Come #SAFeatY ha accennato all’inizio, il cibo deve sempre marinare in frigorifero alla temperatura non superiore dei 4°C e non sul ripiano della cucina. Come già sappiamo, le temperature di refrigerazione sono fondamentali per preservare la salubrità degli alimenti, proprio perché si va ad inibire la proliferazione dei microrganismi presenti sulla superficie dell’alimento stesso, rallentando e bloccando il deperimento da loro causato.  Ovviamente, il contenitore con la marinatura e il nostro alimento, va coperto o chiuso in frigorifero per scongiurare la possibilità di eventuali gocciolamenti e contaminazioni crociate con altri alimenti presenti.

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#3

Riusare la marinata:

Non riutilizzare mai la marinata usata su carne cotta (pollo, vitello, suino, pesce), se non previa bollitura distruggendo così i batteri che possiamo definire “cattivi”. Se si prevede di utilizzare un po’ della marinata come condimento è opportuno prepararla al momento.  È ovvio che il liquido ottenuto dalla marinatura è un liquido che contiene comunque alcuni microrganismi sopravvissuti a quest’ambiente, ovvero contaminanti per eventuali altri alimenti con cui potrebbero venire a contatto. Evitare, quindi, di riutilizzare gli strumenti e gli utensili come cucchiaio, forchetta, o classici pennelli per inumidire la superficie degli alimenti cotti come, ad esempio, un arrosto imbibito della propria marinata a fine cottura.

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#4

La conservazione dei cibi marinati:

Si sa che la marinatura è una tecnica di “condimento/condizionamento” che necessita di un lungo periodo di tempo, soprattutto, per alimenti come: carne, pesce e altri. 

Beh!! Se all’improvviso ti si presenta un impegno e il petto di pollo non lo si riesce proprio a mettere sui fornelli in quel momento, sappi che è possibile far riposare il pollo anche per 2 giorni, prima che subisca delle evidenti alterazioni. Per quanto riguarda il manzo, il maiale, l’agnello e gli arrosti come braciole, bistecche, questi possono essere marinati fino a 4/5 giorni (tutto dipende anche dalla temperatura interna del frigorifero).

 

Ecco gli ultimi 2…

 

#5

Cuocere in sicurezza:

Assicurarsi di utilizzare un termometro per alimenti e cuocere la carne fino ad avere una temperatura interna minima di sicurezza di 70°C circa. Ricorda che ogni volta che si apre la porta del forno, la temperatura del forno si abbassa, di conseguenza sarà necessario qualche minuto in più per completare la cottura. Durante la cottura, utilizza sempre utensili puliti per evitare la continua contaminazione crociata, tra il crudo e il cotto.

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#6

Sanificazione:

Gli utensili che hai utilizzato, ma soprattutto il contenitore dove è avvenuta la marinatura, deve essere completamente deterso e disinfettato, per una corretta sanificazione e prevenire future contaminazioni dei cibi (qui puoi trovare la → GUIDA di #SAFeatY ← che fa al caso tuo).

 

Ora che la marinatura ti circola nelle vene, mi raccomando: tutto ciò che avanzi dal tuo pranzo in compagnia o dalla tua cena, riponilo in frigorifero o in freezer entro 2 ore dalla preparazione.

 

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Uh! Quasi mi dimenticavo…prima di marinare il taglio di carne…lavati le mani (dai un occhio alla → GUIDA di #SAFeatY ←), mi raccomando!!!

 

 

 


Un accessorio che ti consiglio e che accende non poco la curiosità di #SAFeatY, è il → “QUICK MARINATOR” ← della #FoodSaver, che ha la funzione di accelerare la marinatura utilizzando la tecnica del sottovuoto con la carne, il pesce e la verdura, riducendo drasticamente i tempi della classica marinatura lunga ore e ore, proprio perché si andrà a far permeare all’interno dell’alimento la marinata, utilizzando il vuoto spinto. Questo accessorio può essere utilizzato con tutte le macchine #FoodSaver,  in particolare ho provato la → FFS005X ←, una delle migliori macchine per il sottovuoto casalingo! (→ Leggi QUI ← quanto è #SAFeatY !!!)

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Ah un’ultima cosa!!! Se vuoi sapere come fare una marinata, scaricati  → l’app ← di #Fuudly … è bella, semplice ed irriverente!!!

 

Se invece ti piace questo post, condividilo, così tutti possono diventare un po’ più #SAFeatY !!!

Grazie!!!

 

 

 

Fonti:

foodsafety.gov

United States Department of Agriculture – www.usda.gov